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operaio e gruHo l’impressione che proprio sul tema del “lavoro” si giochi una titanica battaglia tra il Bene (l’uomo, la sua dignità, la solidarietà, la sua compartecipazione allacreazione) e il Male (“mammona”, il profitto appunto, il calpestare l’altro…) E il rischio è che le arti seduttive del male, d’accordo con la nostra “libertà” di scegliere da che parte giocare, possano far perdurare questa battaglia all’infinito… Ci vuole un grande colpo d’ali da grande “sognatore”, come è Dio, che nonostante noi, scommette su di noi, per evangelizzare questo mondo del lavoro diventato anti-umano. Ho però bisogno, come i tanti lavoratori che vivono in condizioni di assoluta fatica interiore e di disagio, di ribadire alcuni principi che emergono dalla meditazione della Scrittura. La Bibbia, poco conosciuta, ha una prospettiva molto complessa del mondo del lavoro. Cerco di sintetizzarne il percorso: anzitutto la Parola sottolinea il valore del lavoro. Dio stesso lavora per creare il mondo e alla fine si riposa. L’opera della Creazione è affidata all’uomo, il giardiniere dell’Eden, che è chiamato a continuare la Creazione usandone con parsimonia e rispetto le risorse; l’uomo è il completatore della Creazione, l’artista che compie l’opera di Dio. Il lavoro, però, realizza l’uomo solo se vi è una finalità, che non è l’accumulo del denaro, ma la dignità del mantenere sé e la propria famiglia. Lo shabbat ricorda la differenza fra un lavoro schiavizzato (come avveniva in Egitto) da uno legato al proprio impegno. La Bibbia è severa verso l’ozio, esaltato dalla cultura romana, considerandolo una perdita di tempo. Ma la Scrittura non sottovaluta la pena del lavoro che, come ogni realtà umana, è soggetta al peccato. Il lavoro può diventare strumento di oppressione o di alienazione, entrare nella perversa logica del peccato che uccide la dignità. Il lavoro resta comunque realtà penultima, che non va enfatizzata e anche se uno fatica tutta la vita il suo risultato è minato dalla morte, come ricorda causticamente Qoelet. Un altro aspetto presente nella Scrittura è il concetto di redenzione del lavoro. Sono impressionanti le numerose norme di tutela del lavoratore presenti nella Bibbia: Dio prende le difese del salariato e dell’oppresso. Lo shabbat ricorda il valore del riposo e la relatività di ogni fatica e impresa umana. Infine dobbiamo ricordarci di Cristo e il lavoro: Gesù è conosciuto come un lavoratore, usa il mondo del lavoro come continuo riferimento per la sua predicazione e le sue parabole e, dopo di lui, tutti i cristiani hanno sentito molto vicina questa sua presenza, da san Paolo al monachesimo cenobitico che pone il lavoro e la preghiera come pilastri della nuova civiltà cristiana dei monasteri. A partire da questi semplici dati biblici cerco di tirare alcune conseguenze ben declinabili nella nostra realtà. Anzitutto occorre ribadire che il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro. Occorre ricordarlo ad un capitalismo e ad un liberismo impazziti e autoreferenziali che si propongono come unico modo efficace di concepire l’organizzazione dell’economia. Al centro dell’economia non vi è il profitto ma il bene comune, anche la logica di mercato va assoggettata al bene supremo che è l’uomo: “Non esistono leggi economiche insormontabili” come ricorda il catechismo degli adulti della CEI, e “Occorre adattare tutto il processo produttivo alla persona”, come dice il Concilio (GS 67). A chi propone il modello liberista come necessario i cristiani ricordano che è l’uomo che fa le leggi e le disfa e che se un progetto è condiviso su larga scala è in grado di rivoluzionare un modo di pensare che sembra ineluttabile. Perché, ad esempio, noi cristiani non boicottiamo la spesa nei giorni festivi per dare la possibilità a quei fratelli di vivere il giorno del Signore? Siamo degli acquirenti e anche la più grande multinazionale teme il giudizio del consumatore. Perché non riappropriarci del nostro ruolo semplicemente creando una condivisa opinione che faccia pressione sulle logiche di mercato? La falsa illusione dell’arricchimento facile che ha portato al lastrico numerose famiglie che si sono lanciate in borsa (dai Bond argentini alla Parmalat) dovrebbe averci insegnato ad immaginare un’economia che non resti legata alla logica del profitto ma sia lungimirante per il futuro. Il libero mercato è una buona cosa perché esprime la libertà dell’essere umano,  ma è sempre soggetto alle leggi di equità e di giustizia. Forse occorre operare un ripensamento al modello italiano del Welfare che ha permesso all’Italia del dopoguerra di diventare grande, senza ingenuità ed eccessi che hanno minato profondamente la possibilità di immaginare una società veramente solidale. Il mondo del lavoro è uno dei luoghi in cui ci giochiamo il futuro e la visione del mondo.

55 Comments

  • lidia, 30 Luglio 2009 @ 07:55 Reply

    Sì, c’è un’etica evangelica anche nel lavoro, ma senza andare a prendere il lasciar liberi i fratelli nei giorni festivi, c’è quello più subdolo del lavorare nel tempo giusto senza esagerare (ore straordinarie che diventano modo ordinario di lavorare) spezzando la logica degli imprenditori che badano solo al profitto (ma mai all’uomo) del “poca spesa, tanta resa”, la logica del “ci guadagno io e ti pago di più, ma tu rinuncia un po’ a vivere” … E’ la radice della disoccupazione giovanile che si trovano davanti dei dinosauri che lavorano oltre le loro ore.

    Ma fare questo è terribile perchè si viene anche ricattati sul fatto che se non fai straordinari tu, qualche tuo collega lo dovrà fare al posto tuo e per questo sei un verme … e su questo a nessuno viene in mente di rispondere: “assumete altre persone e organizzate le forze” … anzi ci si sente pure “gratificati” perchè – pare – che senza il proprio apporto tutto si ferma.

  • laura, 30 Luglio 2009 @ 08:34 Reply

    Il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro: santa affermazione! Peccato che a volte c’è qualcuno che non la conosce e si rovina con le proprie mani facendosi prendere troppo dal lavoro dimenticando mogli, figli e la loro stessa vita! Come sarà amaro rendersene conto magari troppo tardi…quando i figli saranno cresciuti e non avranno nemmeno più voglia di parlare, presi anche loro dalle ormai LORO cose…

  • Molly, 30 Luglio 2009 @ 09:42 Reply

    Ci vuole un grande colpo d’ali da grande “sognatore”, come è Dio, che nonostante noi, scommette su di noi, per evangelizzare questo mondo del lavoro diventato anti-umano. ecco questo per me è sempre stato un grande SCOGLIO … qui, da queste parti figuriamoci… se parli di certe cose ti additano come ” quella cattolica” (bhe per me è un onore!) però quanto è difficile dire: “Signore che in questo lavoro di oggi io possa incontrarti” Gesù tra le scartoffie e il pc io non ce lo vedo proprio… allora ho iniziato a pensare a come poter santificare (parolone enorme ma concedetemelo!) le mie 8-10 ore passate dentro una stanza con cuffiette alle orecchie, matricole da inserire, gente da chiamare, mail da inviare ecc.. ci ho veramente lottato tanto perchè l’aridità del mio lavoro è veramente desertica!!! spesso non riesco a scambiare una parole con nessuno tante le scadenze nell’arco della giornata e mi manca proprio il contatto umano: ho solo un contatto telematico e poi tutto il tempo incollati gli occhi alla tastiera e allo schermo! insomma che te santifichi così? ho trovato che donare questa mia fatica, questa mia inquetudine di fare un lavoro per nulla utile, e sottopagato, un lavoro mai gratificante ecco quella poteva essere la strada … ci ho messo un sacco a capirlo ma oggi quando entro qui dentro dico ” Signore oggi sorriderò per te! mi lamenterò di meno e le difficoltà te le mollerò a te così ci pensi tu!” non è per nulla facile credetemi ma… sono una che non molla e volevo proprio che il mio Re entrasse pure in ufficio con me!

  • Lucia1, 30 Luglio 2009 @ 10:17 Reply

    @Molly
    Grazie, Molly, della tua bella testimonianza.
    Io sono una privilegiata: ho un lavoro che amo, che mi dà soddisfazione e che mi lascia anche del tempo libero (non tanto quanto una volta, credetemi): l’insegnante elementare. Non mi è difficile portare con me il Signore quando ho a che fare con i bambini e i loro genitori, anche se a volte è però veramente MOLTO faticoso.
    Non smetto mai di ringraziare il Signore per avermi fatto questo dono, vedo intorno a me che la stragrande maggioranza delle persone ha un lavoro che odia e che le abbruttisce, ma stanno ancor peggio quelli che il lavoro non ce l’hanno o l’hanno perso e sono preoccupata per i nostri giovani che sembrano non avere sicurezze per il futuro…
    Accidenti, ho perso il filo del discorso, scusate!

  • Molly, 30 Luglio 2009 @ 10:50 Reply

    @Lucia1
    cara collega allora!! sono una ex maestra e adoravo esserlo … poi la vita ti fa fare strani giri … e sono un’impiegata ma ho insegnato 10 anni e ti assicuro che quando stai con i bambini veramente Gesù è con loro!

  • Francesco, 30 Luglio 2009 @ 11:18 Reply

    Bella riflessione sul lavoro. E’ vero, condivido appieno, occorre riappropriarsi di una mentalità biblica per capire dove è il male e dove è il bene!
    Se pensiamo bene, già il Vecchio Testamento ci presenta, nella logica del faraone e degli egiziani, la logica del profitto, del lavoro (“non conosco il vostro Dio, fannulloni siete!” dice agli israeliti che vogliono andare a lodare Dio e offrire sacrifici nel deserto).
    E tale logica del faraone e degli egiziani di metterci le catene e magari farcele pure amare (vivere magari nella cosiddetta “gabbia d’oro”, essere strapagati, ma essere sempre disponibili per il lavoro), è talmente diffusa da confondersi spesso, con chi cerca di andare controcorrente.

  • Lucia, 30 Luglio 2009 @ 11:52 Reply

    Dalle mie parti (Sud) le cose stanno veramente male,qui si è sottopagati, sfruttati, mai presi in considerazione anzi peggio non vali che niente. Ultimamente ci ridiamo sopra ma la tipica frase del mio capo è: “sei al di sotto della terra”, cioè non sei nessuno!!!
    Qui da noi si lavora tanto e male, si lavora perchè si ha una famiglia da mantenere, un mutuo da pagare e basta, per il resto zero. Zero soddisfazioni, se fai bene il tuo lavoro: hai fatto ciò che dovevi fare!! se per caso una volta sbagli: sei finito, non vali niente, ed è giunto il tempo di essere sostituito.
    Mai nessuno che ti dice bravo, mai nessuno che ti chiede un parere ( può darsi pure che qualcosa in più la sai! ma non interessa a nessuno, non puoi montarti la testa!), mai un aumento di stipendio per promozione.
    Ah dimenticato bisogna star attenti al tuo collega, potrebbe fregarti il posto!! come dire: tenete presente la legge della sopravvivenza? Bene qui è così!!!
    Vivo una situazione del genere da 20 anni in una azienda con 50 operai ormai al limite,tanto da essere diventati tutti menefreghisti, e con 5 colleghi in ufficio dove ci facciamo in quattro per portare avanti l’azienda (visto il periodo di crisi generale e che tutti abbiamo famiglia) che non è nostra.
    Nei primi anni mi sentivo impazzire, addesso diciamo che mi ci sono abituata. L’ufficio per me è un inferno, non si dialoga, di nascosto puoi prendere il caffè o fumarti una sigaretta se il capo non c’è, mai una battuta, mai un sorriso, non puoi avere nessun dialogo oltre a quello strettamente professione con i clienti altrimenti qualcuno ha da ridire che stai facendo il doppio gioco e fregando l’azienda, o semplicemente perdendo tempo con le chiacchiere, non puoi avere nessun rapporto amichevole con i tuoi colleghi perchè ci si pesta i piedi, quindi
    devi star attenza a ciò che dici, altrimenti sei finita.
    DITEMI VOI DOVE CI METTIAMO DIO’? BEH!!! io c’è lo metto tutte le mattine, ogni giorno affido a lui la mia giornata e gli chiedo di venire con me, perchè è dura viverla da sola. Ma non vi nascondo che è molto difficile vivere in quest’inferno…e come me è così in ogni azienda del sud per quel po’ che riusciamo di nascosto a confrontarci tra impiegati telefonicamente..

  • Paola B., 30 Luglio 2009 @ 13:53 Reply

    Buongiorno a tutti.
    Bella discussione quella sul lavoro ! che mi smuove le fiscere !!!
    Avrei da raccontare mille e ancora mille episodi di vessazioni , mobing , prevaricazioni ed ingiustizie che quotidianamente vedo, ma cerco di andare oltre. Lavoro per una grossa compagnia di assicurazioni , nel campo informatico , e sebbene ogni volta venga incentivato il lavoro di squadra , emerge solo chi si comporta da “squalo”. E quando dico emergere non intendo “far carriera”, ma ottenere considerazione e rispetto. Cerco sempre di avere un approccio “cristiano” con i miei colleghi , ma ogni giorno è una lotta per la sopravvivenza. E alla fine sono io a cedere . Questa è la cosa che mi fa più male. Entrare in quest’ingranaggio perverso dove non si sa nulla del proprio compagno di lavoro , della sua vita , delle sue gioie e dei suoi problemi, ma tutto rimane ad un livello di assoluto menefreghismo. Manca la condivisione e manca la “com-passione “. Ho cercato e cerco di tirare fuori la testa, e a dirla sinceramente trovo gente che come me ha sete di “umanità “ , ma poi il tutto si esaurisce con una semplice chiaccherata … e tutto torna come prima. Forse bisognerebbe trovare la forza di combattere quotidianamente contro questo sistema individualista che non paga nessuno. Forza che a me spesso manca.
    Faccio quest’ultima considerazione sul riposo settimanale. Trovo aberrante e disumano , oserei dire una nuova forma di schiavitù, il lavoro di domenica e da tempo “boicotto” i centri commerciali e i negozi che rimangono aperti. Era il giorno per la famiglia, dove i figli ritrovavano i genitori, i genitori i figli, dove un’intera comunità si ritrovava. E’ diventato un giorno in più per fare shooping . Credo che sia un nostro preciso dovere quello di salvaguardare questo tempo prezioso. E’ di ieri la notizia di quella donna-manager , madre di tre bimbe, che non ha retto il ritmo pressante a cui era sottoposta e si è gettata nel Tamigi. Un bello scossone per le coscienze , ma che chissà se porterà a qualcosa di concreto. E’ un sistema talmente incancrenito che non vedo molte vie d’uscita. Sto leggendo la lettera episcopale di Benedetto XVI . Vengono dette delle grandi verità . Ed è tutto così semplice che sembra impossibile non venga condiviso. Eppure la strada per uno sviluppo più caritatevole (e di conseguenza il lavoro) dove si tenga conto dell’uomo e non del profitto nessuno l’ha ancora intrapresa .

  • Janus, 30 Luglio 2009 @ 15:35 Reply

    Caro Curtaz .. che botta!
    ti cito : “Ho l’impressione che proprio sul tema del “lavoro” si giochi una titanica battaglia tra il Bene (l’uomo, la sua dignità, la solidarietà, la sua compartecipazione alla creazione) e il Male (”mammona”, il profitto appunto, il calpestare l’altro…) E il rischio è che le arti seduttive del male, d’accordo con la nostra “libertà” di scegliere da che parte giocare, possano far perdurare questa battaglia all’infinito… ”
    Centro!
    Il “mercato” oggi (che non è più “capitalismo” … ahimè siamo andati ben oltre) è una religione vera e propria … sacra e sacrificale.
    Ha i suoi templi (le borse)i suoi circoli privati (bildemberger group, trilateral commision, aspen institute, logge massoniche varie) le sue parrocchie (le banche) le sue edicole votive (i bancomat) i suoi sacerdoti (i banchieri) i suoi camerieri (i politici ed i governi) ed i volenterosi servi (i manager ed i dirigenti d’azienda) … ha il suo popolo di fedeli e di schiavi (tutti noi) … le sue riserve di caccia (sangue e carne) (sempre noi , ma in minor parte … sopratutto il mondo oppresso, terzo o quarto che dir si voglia) … le sue praterie di risosre da depredare (tutto il pianeta … e tra poco non solo)… la sua “forma prediletta” (la democrazia liberale).
    Chiamiamolo “male”, chiamiamolo “mercato” …fa meno paura!

    Riporto un brano illuminante di Britton Johnston ( … e che un Sacerdote del bolg “benedica” le citazioni del Vangelo):

    “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto perché fosse tentato dal demonio. Egli digiunò per quaranta giorni e quaranta notti, e poi ebbe fame. Venne il tentatore e gli disse: “Se tu sei il Figlio di Dio, comanda che queste pietre diventino pane.” Ma egli rispose: “Sta scritto: non si vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. [Matteo 4, 1-4]
    Facendo la parodia dell’Esodo, il demonio tenta Gesù di trasformare le pietre in pane. Se si interpretano le pietre come rappresentazioni dei corpi delle vittime sacrificali, allora dovrebbe essere chiaro ai mimetologi che si tratta di una tentazione alla quale il mondo intero, tranne Gesù e i profeti, ha ceduto. E’ la tentazione economica. Gesù resiste al demonio, affermando che l’unico modo in cui si deve fare il pane è secondo la parola di Dio. In seguito, egli ci mostra come si fa. All’Ultima Cena ci mostra come il suo corpo crocifisso diventa pane; ad Emmaus, ci mostra come il pane ci solleva al suo corpo risorto; e nutrendo i cinquemila ci mostra come fare il pane non dalle pietre, ma dal pane – guidando la gente ad imitare la sua generosità. [27]
    L’Eucarestia non riguarda strettamente la religione. E’ anche economica. La tavola originaria del Signore era una tavola di ricchezza condivisa, donata liberamente a coloro che venivano per condividere. [28] L’Eucarestia prefigura un sistema di produzione economica basato sulla generosità invece che sul debito. Questo potenzialmente è un sistema produttivo straordinario, che più di ogni sistema basato sul debito sarebbe sensibile all’ambiente e ai non partecipi. “Ognuno fu nutrito e saziato”. [Marco 6,42]. E’ una visione economica del regno di Dio.
    La trasformazione del mondo comincia con la liturgia. Come una liturgia ha posto fine alla religione sacrificale, così anche (possiamo sperarlo) gli aspetti micidiali della nostra cultura saranno gradualmente rimpiazzati, mediante il potere dell’Eucarestia, con un banchetto celeste esteso a tutto il mondo.”

    Forza !!… la battaglia è in corso … rinunciare …è disertare … è cedere al “male”… !

    Salùt!

    Riporto “pezzi” di un brano di
    (che un

  • Saulo, 30 Luglio 2009 @ 16:47 Reply

    Janus :
    Riporto un brano illuminante di Britton Johnston ( … e che un Sacerdote del bolg “benedica” le citazioni del Vangelo):
    “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto perché fosse tentato dal demonio. Egli digiunò per quaranta giorni e quaranta notti, e poi ebbe fame. Venne il tentatore e gli disse: “Se tu sei il Figlio di Dio, comanda che queste pietre diventino pane.” Ma egli rispose: “Sta scritto: non si vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. [Matteo 4, 1-4]

    Caro Janus !
    intanto per i tuoi “Centro”, “Hai fatto centro”, …. incomincio a pensare che dallo sport del rugby, se passato (per età o per peso?) a quello delle freccette 😀 😀

    Scherzi a parte, mi ha incuriosito la tua dotta citazione e sono andato a cercarmi chi fosse e cosa dice Britton Johnston (e di questo stimolo a limare la mia profonda ignoranza, ti ringrazio 🙂 ).

    Non mi convince la sua interpretazione del brano di Matteo. E la chiave di lettura della sua errata (a mio modesto parere) interpretazione, sta nella risposta che dà Gesù.

    Gesù non esclude il “pane” a vantaggio della Parola, ma evidenzia che c’e’ bisogno di entrambi (ti concedo: di più la Parola 🙂 ). Quindi nella tentazione, non era sbagliato il voler trasformare delle pietre in pane (nella Bibbia troviamo che Dio ha fatto sgorgare acqua dalle rocce o la manna nel deserto…), ma la tentazione stessa era sbagliata. Alla seconda tentazione, con satana che non aveva ancora capito, Gesù gli risponde
    Mt 4,7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo».”.
    Alla terza poi satana gli rompe le scatole, Gesù perde la pazienza e gli dice . Vattene satana ! 🙂

    Ecco tutto qua, mi sembra un pò forzata.

    A proposito, nella mia ricerca di chi fosse Britton Johnston , ho trovato anche questa sua affermazione :
    “We now know that the purpose of religion is to control violence by offering it in highly circumscribed and intense rituals which discharge the violent potential in the community. ”

    (http://74.125.153.132/search?q=cache:ng6GuoILB_4J:brittondanna.files.wordpress.com/2008/01/templesofdebt.pdf+Britton+Johnston&cd=10&hl=it&ct=clnk&gl=it)

    che non mi sento di condividere 🙂

    Sulla battaglia invece fra il bene ed il male, sono a fianco a te nelle truppe del bene 🙂

  • Beruttig, 30 Luglio 2009 @ 17:13 Reply

    E’ vero, la nostra esistenza si sta consumando dietro ad un non precisato ideale di benessere che altro non fa che creare malessere. L’uomo è diventato schiavo dell’uomo.
    Ho tante volte riflettuto su tutto ciò, soprattutto sulla frenesia che ci pervade e che ci rende incapaci di fermarci un attimo a riflettere. Siamo un mondo “in corsa”. Una competizione giornaliera che tutti facciamo, dall’alba al tramonto e della quale comunque, se ci pensiamo, non riusciamo a spiegarci il motivo. Sta proprio qui il nocciolo della questione “corriamo, subiamo le più assurde vessazioni, senza saper il perché e siamo contenti – perché qualcuno ci ha imposto di esserlo ”. Perché ci comportiamo così non lo so forse perché lo fanno tutti , o forse perché abbiamo paura che il mondo si superi. Non lo so!
    Leggendo un libro che amo molto, che si intitola “MOMO” scritto da Michel Hende (che narra la storia di una bimba che lotta contro i banchieri/ladri del tempo umano) , che fa parte, assieme a quelli di Paolo, di quei testi che amo riprendere in mano spesso perche mi schiariscono le idee, ho formulato una “Fantasiosa teoria” sul fenomeno. Sperando di non annoiarvi ve la espongo:
    Avete notato come il tempo scorre veloce? Ormai ci accorgiamo della cadenza dei mesi perché ci sono le scadenze (fitto, bollette, rate… Accipicchia è passato un altro mese). Non ci rendiamo più conto del tempo che passa Le ferie “volano”. Quando ero ragazzo (ormai conto 54 primavere), l’estate era una meraviglia, te la godevi tutta e sembrava non finisse mai. Allora mio padre mi diceva “vedrai quando sarai vecchio il tempo ti passerà più in fretta”. Tutto vero, ma il problema sta nel fatto che ora il tempo vola in maniera supersonica, anche per i nostri figli (giovani!). Provate ad intervistare un ragazzo sull’argomento (io in parrocchia mi occupo dell’oratorio e spesso mi fermo a parlare con i ragazzi di questo), vedrete che vi risponderanno che il tempo gli sfugge di mano – come a noi.
    Allora? Perché? Perché è il sistema che vuole così. È il sistema che non vuole che noi abbiamo tempo di fermarci a pensare perché dobbiamo “consumare”! Riflettete quante cose inutili compriamo solo perché qualche voce martellante l’ha messa in testa a noi o ai nostri figli. Probabilmente del 50% di queste cose, se solo avessimo la voglia ed il tempo di riflettere, ne faremo a meno.
    Soluzioni? Nessuna ! Quando la politica va strettamente a braccetto con gli interessi squalistici (questa parola l’ho inventata adesso, spero si capisca) della massa di imprenditori privi di scrupoli che ci sguazzano dentro (destra, sinistra o centro sono tutti uguali), non si possono intravvedere soluzioni. Quello che mi spaventa è l’eccesso di benevolenza che “il protocollo?”, impone alla alte gerarchie ecclesiastiche, nei confronti di questi pescicani e soprattutto quando la chiesa (forse uso un termine sbagliato – anche se l’ho scritto con la c minuscola – ma non riesco a trovarne un altro) costruisce assieme a questi, strane trame politiche. Sono cose che mi confondono. Ma io credo nella CHIESA e ogni qualvolta posso mi fermo a meditare e quando posso mi impegno a contrastare. Fortunatamente il Regno procede lo stesso anche grazie ai piccoli figli, laici o religiosi, che ogni giorno hanno il coraggio della testimonianza, anche di fronte a queste vessazioni.
    Coraggio a tutti. Diamoci da fare.

  • Maddalena, 30 Luglio 2009 @ 17:39 Reply

    L’eterna lotta tra il bene e il male non è altro che la lotta fra coloro che hanno una coscienza e chi non ce l’ha, perchè ancora non l’ha sviluppata.
    E’ tutto questione di coscienza.
    La coscienza è: Amore, è il continuo chiedersi il perchè della propria esistenza, desidera conoscere ed è desiderio di costante miglioramento.
    Questo miglioramento si realizza nelle azioni quotidiane fatte all’interno dei contesti abituali, come la fimiglia, il tempo libero e appunto il lavoro.
    Il popolo del Bene è quello che cerca di creare la bellezza,
    l’esercito del male (che è molto agguerrito nella nostra società)è quello che, per mancanza di coscienza modella la propria esistenza all’insegna del potere e del successo.
    Tali valori prendono il sopravvento su coloro che non hanno sviluppato la propria coscienza, infatti il vuoto lasciato dalla mancanza di coscienza viene colmato da questi concetti mentali tutti concentrati sulla materialità che vanno in opposizione con chi la cascienza ce l’ha.
    Da questa diversità di valori deriva l’eterna lotta fra il bene e il male, fra la spiritualità e la materialità.
    Qoèlet ci suggerisce:
    [13]Conclusione del discorso, dopo che si è ascoltato ogni cosa: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l’uomo è tutto.
    [14]Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione, tutto ciò che è occulto, bene o male.

    …Janus mi è piaciuto molto il tuo commento. grazie

  • SPINA, 30 Luglio 2009 @ 17:48 Reply

    Io sono fortunata, perchè faccio un lavoro che adoro, sono infermiera da tanti anni, ho fatto il mio mestiere un pò in tutti i reparti del mio ospedale…da 20 anni sono tecnica di sala operatoria (neurochirurgia ).Il mio lavoro è stupendo e crudele…alle vote ne faccio le spese fisicamente…chi è come me lo sa bene,per nulla al mondo lo cambierei.I rapporti con i colleghi in questo ambiente variegato e disincantato sono e possono essere i più vari ed a molti livelli di profondità e conoscenza.La lotta quotidiana è quella contro il banale,piuttosto che parlare e dire scemenze stò zitta…vi assicuro che questi silenzi vangono notati anche perchè sono una persona normalmente molto vivace.Tutti sanno che sono cattolica e rompi…pure sposata e non mi interessano gli altri uomini…cosa stranissima…
    Tutti hanno capito che non per questo sono stupida o rimbecillita…è tutto molto chiaro, chi mi cerca nel bene o nel male sà cosa trova.Non tutti i rapporti sono ovviamente idilliaci ma per lo meno non sono ipocriti.
    Qualche volta arriva qualche vera e propria persecuzuione , ne ho fatto le spese e volta per volta ho valutato il da farsi,la cosa più grave che ho subito è stato un rapporto disciplinare di una superiore con qualche problema caratteriale,seguito da un elogio da parte del mio primario inviato alla direzione sanitaria per aver collaborato per molte ore dopo la fine del mio orario ad un intervento chirurgico.
    Tra la data del rapporto diciplinare e quella dell’elogio passano 3 giorni, conservo il testo di entrambi per ricordarmi che il mondo del lavoro è un mare un pò capriccioso e ci vuole molto poco a passare dalle stelle alle stalle e viceversa!
    Con i colleghi con i quali lavoro da molti anni ci sono delle discussioni anche accese, ma è bellissimo quando di fronte al paziente tutto viene dimenticato…ed ogniuno cerca di dare il meglio di se’,è un’esperienza magnifica, ci conosciamo tutti molto bene e so’ che per il mio collega ateo e per me la cosa importante è la stessa e viene fatta con la medesima dignità anche fra mille difficoltà.Spesso ho sentito questa situazione molto simile alla preghiera….
    Ad essere sincera il mio lavoro è entrato in conflitto con il mio ruolo di madre e non vi nascondo che ho un solo figlio perchè per me il lavoro è molto importante e molto stimolante probabilmente di più di una seconda maternità.Non sono pentita di questa mia scelta.
    Un’altra cosa, i Natali più belli , quelli con più senso sono stati quelli passati in ospedale, e questo non certo perchè stò male con i miei familiari , ma perchè per me il servizio ha un fascino irresistibile ed ha senso quando tutti scappano.
    Ho finito…passo….

  • Janus, 30 Luglio 2009 @ 17:50 Reply

    @Saulo
    Caro Saulo … peso ed età oramai mi portano ad allenare i ragazzini ed ad organizzare gran bei “terzi tempi” più che a giocare … e quando accade di giocare … sono tra gli “OLD” 🙁
    In ogni caso … non c’è pub che si rispetti che non abbia l’angolo per le freccette 🙂 🙂 (… nota storica: inizialmente la “prova” centrale del Rugby non era la meta, ma il calcio nel mezzo dei pali …
    In inglese meta si dice “try” … ovvero tentativo … la meta era la possibilità di guadagnare un tentativo di calcio nei pali:-) )

    Fuor di scherzi … il problema è grande!
    In anni passati ho dovuto approfondire molto queste questioni … Britton Johnston , insieme ad altri è un “proselite” di René Girard … e rielaborano tematiche di antropologia filosofica in chiave cristiana (sono parecchio contestati per questo 🙂 )
    Lungi da me farne esegeti perfetti della Parola … però questa lezione di Britton (il titolo originario è “Moneta di Sangue”)… dava quest’interpretazione molto interessante del concetto “economico/finanziario”!

    Per quanto riguarda i tuoi rilievi, sono +o- d’accordo.
    Trovo però che la grandezza del rifiuto di satana da parte di Cristo, nasce dal fatto che l’ha rifiutato nella sua “condizione” umana … e che “in condizione umana” il pane nasce dal pane …
    … anche se Dio, volendo, può far nascere l’acqua dalla rocce o la manna nel deserto 🙂 … l’uomo non può !

    Il Capitalismo … si è evoluto, non viviamo più in un contesto “economico” (che ha tutto sommato un rapporto con la realtà ) … ma in un contesto Finanziario … che con la realtà non ha più alcun legame (o meglio lo ha solo in senso predatorio)
    Ora i soldi nascono dai soldi … non dalle opere.
    Questa è un’evoluzione demoniaca … che ha come strumenti l’usura ed il signoraggio.

    Anni fa ero molto legato (ora lo sono egualmente in spirito) al Professor Giacinto Auriti … una mattina (presto! ma era campagnolo ed in campagna tutti si alzano presto!) mi ha svegliato gridando :
    “L’Apocalisse!!” … mi ci è voluto un po’ per riprendermi … alla fine, ho capito quello che mi diceva : “leggi l’Apocalisse capitolo 13, versetti 16-18.
    Come faceva a sapere Giovanni dei PIN di bancomat e carte di credito rimane un mistero 🙂 ”

    Salùt.

  • robis, 30 Luglio 2009 @ 19:01 Reply

    Ciao a tutti!

    Io niente filosofie nè finanze! Solo due esempi “terra terra”:

    1) Milano si sta riempiendo di negozi di parrucchieri cinesi: lavorano di giorno, di notte, di domenica…sempre! I lavoranti cambiano non sono mai gli stessi: si capisce che il negozio non è il loro…scontrini fiscali neanche a parlarne. E’ chiaramente uno sfruttamento per loro e una concorrenza sleale nei confronti dei parrucchieri regolari…ma il taglio&piega costa 10 euro invece di 30: cosa scegliamo?

    2) Nelle aziende è sempre più diffuso in estate il venerdì pomeriggio di ferie obbligatorio: sembra una bella cosa…in realtà ti va a fregare circa 7 giorni di ferie in modo che non ti venga in mente di chiederli quando vuoi tu magari per portare i figli al mare (che idea stravagante…!)
    La cosa grottesca è che, se il venerdì alle 13.00 il lavoro non è concluso, ti viene chiesto di portartelo a casa (tramite salvataggio su chiavetta) e di lavorarci in questo lungo week end di “riposo” che l’azienda gentilmente ti offre…
    Voi credete che qualcuno protesti? Nooooo! Arrivano tutti il lunedì mattina col compitino svolto…

    Sapete qual’è il vero problema della lotta tra il bene il male? E’ che non è sempre chiaro chi è l’uno e chi l’altro…!

  • laura, 30 Luglio 2009 @ 19:21 Reply

    @robis
    il fatto è che non è tutto bianco o nero, non ci sono buoni e cattivi! Noi spesso ci troviamo a dover accettare compromessi, a non essere coerenti a volte con quello che pensiamo…spesso si fa per sopravvivere! Chi di questi tempi non accetta di andare dal parrucchiere cinese (apparte me,che vado una volta l’anno per scelta! e ahimè pure io vado da un’amica che lavora a casa e niente scontrino). E poi non ci si può permettere di rischiare il posto di lavoro che ormai anche se non è quello che ti piace fare, è come l’oro. Certo che se ti chiedono tu fai! Quando hai una famiglia…
    Nel mio piccolo provo a comperare solo quello che mi è necessario: non ho bisogno di rinnovare il guardaroba, l’importante è non andare nudi o sporchi! Sarò una delle poche a pensarla così, ma a me sta bene, anche se potrei essere considerata sciatta e non alla moda, Ma chissene!!! Non mi trucco, sono così e mi sta bene…
    Faccio i conti un po con mio marito che queste scelte non le comprende e mi considera sempre più bigotta! Ma pazienza…
    E poi devo smettere di fumare! Ci ho provato tante volte ma poi ricomincio, è dura!

  • laura, 30 Luglio 2009 @ 19:35 Reply

    non vorrei sembrare una fanatica, è semplicemente la mia piccola battaglia: chi ha detto che devo farmi condizionare e vestire, far compere secondo una legge dettata da un sistema che non va?
    scusate se sono andata un po fuori tema e sul personale!

  • robis, 30 Luglio 2009 @ 19:49 Reply

    @laura
    Cara Laura,
    non sei una delle poche a pensarla così: ci sono anch’io! Anch’io vado dal parrucchiere una volta all’anno, non rinnovo il guardaroba, non mi trucco e…non fumo neanche!
    Anch’io ho una famiglia e cerco di tenermi stretto il lavoro che ho (anche se avrei voluto farne un altro).
    Ma così mi stai dando ragione…se per necessità rinunciamo agli ideali…il male è anche colpa nostra…esserne consapevoli è già un passo avanti…se quello che diciamo non si trasforma in una scelta…che parliamo a fare?
    Un caro saluto

  • laura, 30 Luglio 2009 @ 19:57 Reply

    @robis
    Bene! Sono contenta che ci sia un’altra donna che nn si considera tale solo se veste in un certo modo e si comporta come la maggioranza…
    Certo che il male è anche colpa nostra, è quello che volevo dire, magari ci si prova ad essere coerenti, ma a volte non ci si riesce, in noi c’è il bene, ma anche il male, è una lotta!
    Un abbraccio!

  • lidia, 30 Luglio 2009 @ 21:16 Reply

    L’eleganza non sta negli abiti firmati o chissà che … l’eleganza sta nella persona che li porta. Il buon gusto è a buon mercato perchè è un dono, il trucco … boh … io mi innervosisco e preferisco dormire piuttosto che perdere tempo davanti allo specchio.
    La sciatteria è un’altra cosa e si può avere addosso un abito di Armani, ma se lo si è, lo si è e basta.
    Ritornando, ad esempio, alla Chiesa … ci sono paramenti bellissimi (e semplicissimi e costosissimi), ma se portati male, se indossati male, o peggio con superficialità sono orribili e spariscono agli occhi. Al contrario ci sono paramenti poverissimi, magari un po’ datati, ma se indossati in chi ama ciò che sta per fare, se indossati con la stessa cura, amore e sacralità di chi sa chi “E'” in quel momento, allora è come se fosse rivestito tutto d’oro luminoso.
    E se lo dico è perchè lo so … lo stesso vale per i fiori.
    Davvero non serve spendere, serve solo mettere nelle cose la bellezza che è dentro ognuno di noi.

  • laura, 30 Luglio 2009 @ 21:31 Reply

    …allora siamo in tre! 😉
    Comunque ognuno fa le sue scelte, di certo questa è una di quelle che ti liberano dalla schiavitù dell’apparire…

    @lidia

  • robis, 30 Luglio 2009 @ 21:57 Reply

    @laura
    Laura e Lidia, mi dovete scusare…ma non era quello che volevo dire io.
    Dimenticatevi i parrucchieri cinesi che evidentemente non erano l’esempio giusto.
    Ci riprovo da un’altra parte:
    chi lavora 12 ore al giorno quando è pagato per lavorarne 8 crea uno squilibrio sociale.
    E’ chiarissimo perchè lui lo fa: ha paura di perdere il posto, non vuol mettersi in cattiva luce ecc…tutela i suoi interessi e quelli della sua famiglia. Questo “sembra bene”…
    Ma è chiarissimo anche che toglie la possibilità di lavorare a qualcun altro. L’azienda risparmia su lui e sull’altro che non viene assunto. Questo NON è “bene”.
    Chi lavora anche quando risulta essere in ferie getta i presupposti perchè i diritti più elementari non vengano più riconosciuti.
    Lui magari si sente un eroe e pensa di fare “bene”…ma mette anche altri nella condizione di dover “subire” lo stesso trattamento.
    Io credo che stiamo pagando il fatto che, anni fa, non abbiamo saputo riconoscere il “male” che si nascondeva dietro un benessere evidentemente fasullo!

  • laura, 30 Luglio 2009 @ 22:08 Reply

    giusto Robis! Ho capito cosa intendevi, e purtroppo so di aver sbagliato anch’io accettando lavori senza essere in regola, solo perchè mi faceva comodo lavorare nelle mie ore libere (quando hai una famiglia, dei figli, se non hai qualcuno che si occupa di loro o devi scegliere di non lavorare, o accetti di lavorare così). So che è sbagliato, e che anche se questo può sembrare una cosa da poco, crea il presupposto

    per cui si continuerà a far lavorare in nero perchè c’è chi accetta pur di lavorare.
    ED E’ MOLTO MALE!!!

  • ww, 30 Luglio 2009 @ 22:16 Reply

    @robis

    Sono perfettamente d’accordo con te.
    Ci sono atteggiamenti che sembrano bene e non lo sono.
    Forse perché vivo anch’io a Milano e respiro la tua stessa aria.
    Però io sarei un po’ più indulgente con chi è vittima del meccanismo e un po’ più carogna con chi lo mette in moto… nel senso che preferirei affermare che è chi pretende dai propri lavoratori 12 ore di lavoro pagandone 8 che crea uno squilibrio sociale non assumendo un altro lavoratore e quindi traendo profitto anche solo dai contributi risparmiati.

    Del resto, ho delle reminiscenze del catechismo di San Pio X in cui si sottolineava l’importanza al cospetto di Dio di “dare la giusta mercede agli operai”… quindi il problema non è solo di oggi.

    Oggi certo assume delle forme decisamente più aberranti, perché il dio denaro, purtroppo, detta le sue leggi.
    Potrei scrivere almeno una decina di post di esperienze dirette e indirette ma non voglio monopolizzare il blog.
    Io, nel mio piccolo, da quando ho iniziato a portare il Vangelo in ufficio, sto molto meglio.

  • robis, 30 Luglio 2009 @ 22:52 Reply

    ww :@robis
    Sono perfettamente d’accordo con te.Ci sono atteggiamenti che sembrano bene e non lo sono.Forse perché vivo anch’io a Milano e respiro la tua stessa aria.Però io sarei un po’ più indulgente con chi è vittima del meccanismo e un po’ più carogna con chi lo mette in moto…

    Certo! Ed è qui che torna trionfalmente in gioco l’esempio dei parrucchieri cinesi!
    Dalla loro irregolarità siamo noi che traiamo profitto, no? Torno a chiedere: cosa scegliamo? (oltre che lavarci i capelli a casa?)

  • lidia, 30 Luglio 2009 @ 23:14 Reply

    @robis
    certo … ed era il mio primo commento …
    robis … è questo che intendevo e se per i “cinesi” è – in qualche modo – capibile, non lo è quando questo tipo di lavorare selvaggio càpita nei nostri ambienti dove – credetemi – non sempre è dettato da necessità economiche.
    E’ mia esperienza.
    Ma scegliere di essere bravi lavoratori costa e costa tanto … e personalmente pago molto, ma molto volentieri.

    C’è anche da considerare un altro tipo di male relativamente al lavoro: è il suo schiavizzare, rubare il pensiero …
    Ovvio che ci sono delle posizioni dove le responsabilità sono tante e rivolte tutte alle persone dove davvero le ore di lavoro sono “sacre” (medici ad esempio, o insegnanti), ma mica tutti sono così i lavori.

  • miriam, 30 Luglio 2009 @ 23:53 Reply

    Perché noi cristiani non boicottiamo la spesa nei giorni festivi?Bella domanda!Mi viene in mente il dramma di san paolo nella sua lettera ai romani:io mi compiaccio della legge di Dio,secondo l’uomo interiore,ma vedo un’altra legge nelle mie membra che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra…Sono uno sventurato!Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? …Forse si evita di guardare in faccia al male che è in noi perché saremmo costretti a chiedere un liberatore?Ma no!Tutto è nostro ,ed ecco che decidiamo di trascorrere le nostre domeniche come gente comune…Ma noi siamo Cristiani!Qualche giorno fà chiedevo aiuto al mio Angelo Custode..Dovevo prendere una decisione…Mi sentivo un pò alla San Paolo…E avevo timore di non prendere la decisione giusta…Ecco arrivare un sms di un amico, che non sapeva assolutamente niente del mio stato d’animo,il messaggio diceva : ” il tuo dovere è salvare il sogno che Dio ha su di te!”.Il mio Angelo si è dato da fare pensai..Su ogni suo figlio Dio ha un “sogno-disegno”da realizzare proprio come i nostri papà terreni…Anche Lui sogna il lavoro giusto se noi..Il lavoro : la strada per imparare ad amare.Se non lavoriamo non esprimiamo noi stessi, perdiamo il rapporto con la realtà,non ci sentiamo amati e non amiamo.Il lavoro ci fà maturare,ci cambia,ci trasforma,esso coincide con la nostra vocazione perché attraverso il lavoro noi entriamo in rapporto con le persone.Il lavoro ai purifica anche pensiamo al passo biblico in cui a causa della disobbedienza il suolo della terra sarebbe stato maledetto,Gen 2.15,avrebbe dato ancora i suoi frutti,ma attraverso il lavoro.Il pane avrebbe richiesto il sudore del volto(Gen3,17-19).È incredibile la stretta relazione che c’è tra uomo lavoro e Dio!Attraverso il lavoro si ritorna a Dio!Dio ci chiama a servire il suo sogno – disegno attraverso il lavoro.Il desiderio del lavoro unito a quello del giusto riposo è l’espressione di una vita cristiana sana.La strada per imparare ad amare è lavorare…Non a caso San Benedetto ha legato la preghiera al lavoro: due espressioni della nostra vita che si integrano e correggono a vicenda.È proprio la quotidianità del nostro lavoro che ci fà entrare nel ritmo dell’ Amore e attraverso questa strada si realizza la cosa più grande che esista al mondo: impariamo ad amare Cristo !

  • ww, 31 Luglio 2009 @ 01:04 Reply

    “Perché, ad esempio, noi cristiani non boicottiamo la spesa nei giorni festivi per dare la possibilità a quei fratelli di vivere il giorno del Signore?”

    Una domenica sera di settembre, un anno fa.
    Il treno per Lourdes partirà tre ore dopo e la responsabile delle volontarie prega ww di passare al supermercato a comprare dei tovaglioli, che ha dimenticato.
    Sono le 18,30… il centro commerciale pullula come sicuramente durante la settimana non potrebbe. ww rimane basita… si convince che forse è l’unica del proprio quartiere che la domenica si tiene alla larga da quei posti lì!
    I tovaglioli hanno rischiato di non salire sul treno, alla cassa ww è rimasta in coda per mezz’ora.

    Ciò che trovo avvilente è che molti lavoratori, anziché essere con le loro famiglie e/o a santificare la festa, sono lì a servire noi.
    Ma ciò che mi fa più paura è che noi e le nostre famiglie, per la passeggiata domenicale non andiamo al parco o fuori Milano, ma al centro commerciale, così ci occupiamo degli acquisti… che durante la settimana non riusciamo a fare… perché lavoriamo!

  • Janus, 31 Luglio 2009 @ 01:41 Reply

    @robis
    Cara Robis, che bello rileggerti 😉

    Poniamo un punto fermo :
    – Il lavoro è comunque fatica (da Adamo in poi 🙁 ) …
    … ma come dice Giobbe (Covatta) … “uomo lavorerai con fatica … se avari ancora un lavoro” 🙂

    Un po’ di etimologia:
    … “labor” (radice di lavoro) vuole dire fatica (al sud si dice ancora Travagliare o Faticare), la nostra cultura (europea) conosce anche il concetto di ozio (letteralmente “sto bene” ;-))e negozio (ovvero il tempo dedicato al lavoro, alla fatica).. da questi concetti deriviamo il senso di “vacanza” … ovvero periodo “vuoto” (molto “orientale” come accezione no ? :-))
    Assieme a “LAB (ma anticamente era RAB … da cui l'”arbeit” tedesco) … l’altra radice è FAC … di Fàcere … Fare … il Lavoratore è anche Homo Faber … ovvero colui che crea, produce, plasma.
    Anche il WORK inglese deriva dalla radice ERG greca … che significa comunque fatica (molto più fisica di forza/movimento in realtà) …

    Insomma, a parte le mie pippe etimologiche, lavoro=fatica … ed è giusto così, perchè così lo ha deciso Dio!

    Quello che è cambiato, e qui torniamo a bomba sul tema del post … è la progressiva disumanizzazione del lavoro e della società … è un processo lungo secoli .. mica pochi decenni … è stato voluto e preparato … ha portato distruzioni, guerre ed abomini … noi stiamo vivendo probabilmente la parte finale … la tensione finale è il nulla … il vuoto!!

    Gli “uffici del personale” (almeno si era “persone” … non vi tedio con l’etimo ma è già qualcosa :-)) … sono diventati “uffici delle risorse umane” … insomma da “persone” a “risorse” … come l’approvviginamento del materiale di cancelleria 🙂 (io insisto molto sul significato delle parole … perchè sono evocative, centrali).

    Ovvio che se siamo “risorse” (letteralmente “mezzo per uscire da una difficoltà”)… come tali possiamo essere “stoccate”, “compravendute” e non vincolate ad un tempo “indeterminato” …
    Infatti come fai a dire che una “risorsa” ti sarà sempre utile ??
    … non si può mica!
    Ed eccoti le agenzie “iterinali”,di “lavoro temporaneo” … insomma le nuove agenzie di schiavitù legalizzata.

    Attenzione però sono almeno 4 secoli che si prepara la cosa … ed il sistema non si regge se non “educa” e prepara i suoi schiavi … insomma l’uomo di oggi è stato condizionato perbenino per essere funzionale a questo disegno… a questo sistema.

    Un tipo che si chiama Maslow ha disegnato una piramide “dei bisogni umani”!
    Andate a cercarla … ed inorridite !!
    Casualmente ha avuto gran successo nel mondo anglosassone di organizzazione del lavoro … e delle basi motivazionali e di controllo delle masse … chissaperchè? 🙂

    … il punto è che si è sublimato anche il fattore “produzione” … si è virtualizzato, distribuito in senso planetario … una macchina ha pezzi prodotti in tutto il mondo … il valore delle merci esiste funzionalmente allo spostamento delle stesse … i nostri nonni ci prendono per scemi se gli diciamo che le mele non le compriamo mica dal trentino, ma dalla cina !! Le scarpe mica dalle antiche pelletterie della lomellina o dalle marche …ma ci arrivano dal Pakistan! Cosa direbbero se sapessero che negli USA i referti degli esami ospedalieri vengono fatti in India?? (mio nonno so cosa avrebbe detto … ma non posso scriverlo 🙂

    Si è virtualizzata anche la moneta … almeno prima esisteva un cavolo di falso, finto, dibolico supporto di carta … ora chi vede più soldi ?? chi sa dove sono ?? di chi sono ?? tutti noi siamo sicuri che quei numerini che compaiono sul monitor del bancomat ci appartengono ?? Visti gli ultimi accadimenti direi di no!

    Il sistema è quasi perfetto … l’unica variabile che rimane è l’uomo …
    … non perchè si ribella, ma perchè non consuma a dovere … non lavora quanto dovrebbe … ogni tanto collassa, non paga i mutui e fa un casino tremendo.
    Insomma è una variabile che va “sistemata” … virtualizzata sempre più! 🙂

    Poi ci sono aree che si vorrebbe si sviluppassero… per filantropia ??? Macchè … per portarli ai livelli di consumo di quegli inetti degli europei ed occidentali …
    Peggio che andar di notte !… ci vuole troppo tempo, secoli … che fare quindi ???
    Ma certo! Portiamoli tutti dove i supermercati sono già belli e che pronti … insomma “nel bel mezzo della società dei consumi” … poi che si scannino tra di loro poveri, quasi-ricchi, bianchi e neri … l’importante è che consumino … e che aumenti la paura … che è un sistema di controllo formidabile!

    … Il discorso potrebbe procedere lungo praterie vastissime… perchè “tutto è collegato a tutto” … l’uomo, l’ambiente , i sistemi produttivi, i sistemi di comunicazione etc etc …

    Studio questi processi da anni… ed a volte ho gli occhi stanchi ed il cuore greve … poi per fortuna sento mio figlio piangere … e ricomincio a caricare a testa bassa …. perchè mi ricorda per chi sto conducendo la battaglia!
    La prima battaglia però è sempre interiore … è sempre con noi stessi … (le spade europee hanno sempre avuto due fili di lama … quelle orientali sempre e solo un filo di lama … curioso no ? :-))… vinta questa … possiamo affrontare il mondo !!

    Come Cristiani abbiamo il dovere non solo di rispondere ai bisogni del prossimo … ma di rimuovere le cause del bisogno !

    Io mi scuso per questo lungo post, ma sono a Milano da solo … e appartengo a quel genere d’uomo che dorme poco … solo, questa sera, avevo più voglia di scrivere che di leggere e studiare … per cui consegno a voi che siete i miei nuovi amici, questi miei pensieri …

    Non tutto è perduto … l’uomo sotto la volta celeste non è cambiato … semplicemente è stato parecchio addormentato … occorre risvegliare i più.

    Quando son giù rileggo queste righe … che mi hanno sempre confortato:

    “Non tutto quel ch’è oro brilla,
    Nè gli erranti son perduti,
    Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza
    E le radici profonde non gelano.
    Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
    L’ombra sprigionerà una scintilla,
    Nuova la lama ora rotta,
    E re quei ch’è senza corona”
    (JRR Tolkien)

    Cosa fare ?

    • Paolo, 31 Luglio 2009 @ 09:43 Reply

      Mi permetto di segnalare a tutti la straordinaria ultima enciclica sociale di papa Benedetto, che ha la forza di far entrare il vangelo nel mondo di Mammona, proponendo anche ricette concrete. Ci hanno fatto credere che questo è il migliore dei mondi possibili, ora che la crisi economica lascia cadaveri anche da noi, è il tempo di fermarsi e riflettere. Ma chi è a capo di questa macchina diabolica che è il profitto ha la virtù per farlo? Ne dubito.

  • Lucia1, 31 Luglio 2009 @ 08:06 Reply

    @Janus
    Grazie Janus per le tue “pippe” etimologiche interessantissime, anch’io sono fissata con l’etimologia e ho trasmesso questa passione ai miei bambini a scuola, penso possa aiutarli a ragionare con la loro testa (e questo sarebbe il miglior risultato che posso augurarmi per loro).
    Molto interessante anche la riflessione, da leggere con calma ed attenzione.
    Per finire: grazie di considerarci i tuoi nuovi amici e di condividere con noi i tuoi pensieri insonni. (Anch’io soffro di insonnia, ma i miei pensieri sono molto più banali)
    CIAO!

  • Molly, 31 Luglio 2009 @ 09:09 Reply

    @Janus
    grazie anche da parte mia caro amico!:0) – ma le faccine dove le prendi?- … mi piace molto leggerti … hai dei pensieri che io non sognerei mai di avere quindi il confronto è piacevole… (w Tolkien ho la maglietta di quel pezzo!) comunque trovo calzante la tua voglia etimologica: oggi si gioca troppo con le parole tanto da confonderci terribilmente e la disumanizzazione del lavoro e della società passa anche dalla disumanizzazione delle parole … se da persona sono diventata solo una semplice risorsa posso essere trattato dal sacco di patate (purtroppo!)
    anche la storia dei centri commerciali la condivido molto… qui a roma alla bufalotta hanno aperto un centro che si chiama porta di roma… ikea+leroimerlen+duepiani di centromerciale 500 negozie e un supermercato a due paini che i commessi ci girano in monopattino elettrico e pattini… ma ti rendi conto che solo con quei due piani ci sfami almeno tutta l’africa per due anni… pazzesco ma… nota dolente sul lavoro del sabato e della domenica … c’è chi purtroppo come me lo fa per gli straordinari a fine mese non ci si arriva e quindi si lavora anche di sabato e domenica … non tutto il gg generalmente la sera fino alle 24 o la mattina.. io non penso che tutti vogliano lavorare per essere ricchi e avere sempre più penso cè che in verità oggi si lavora perchè se no l’affitto di casa non lo paghi… mica siamo tutti imprenditori! vi mollo perchè sono tanti i pensieri che vorrei esprimere …

  • laura, 31 Luglio 2009 @ 09:32 Reply

    @Molly
    non siamo tutti imprenditori ma c’è chi dopo aver subìto per anni lavorando da dipendente prova a mettersi “in proprio”, pensando di stare meglio, ma se non sta attento rischia di farsi prendere dal vortice, e come è successo a mio fratello si ritrova a dormire tre ore per notte, a non vedere quasi più moglie e figli, e a “vivere” una vita stressata (per stare meglio, dice lui…ma sarà così?! credo di no! Mia cognata si lamentava l’altro giorno del fatto che non ne vale la pena, rinunciare a godersi i figli e la famiglia per il lavoro, ma lui è convinto del contrario.)

  • Molly, 31 Luglio 2009 @ 09:43 Reply

    @laura
    confesso: anche io ci ho pensato e anche seriamente rpovato… volevo metter su un negozio di vestiti da sposa … veramente avevo pianificato tutto … avevo i contatti con chi mi avrebbe fatto il franchising (si scrive così ? scusate non vado a controllare) avevo fatto degli stage, ormai so tutto sull’imprenditoria femminile e come ottenere fondi ma avevo intuito il rischio … oltre al fatto che dovevo prendere un prestito di 250 mila euro (questo è quello che mi spaventato di più) ma se non posso comprarmi neanche una macchina figuriamoci una casa, mi vado a mettere in un negozio? e pensare che mi diceva di fare questo sacrificio per il bene della mia famiglia così avrei guadagnato tanto sarei stata soddisfatta del mio lavoro (mai lo sono della mia vita!) e mi sarei potuta comprare una casa… tutto a discapito del mio secondo figlio che non sarebbe mai arrivato se dovevo stare sempre in negozio e lavorare in proprio certe cose non le puoi fare… macchescherziamo!!! w Filippo (il mio secondo appunta ora ha 16 mesi)
    però ti assicuro a parte mio marito tutti intorno a me mi dicevano di lasciare il mio lavoro impiegaticcio e buttarmi nel negozio dove io sarei stata la padrona e nessuno mi avrebbe più comandato …

  • laura, 31 Luglio 2009 @ 10:35 Reply

    @Molly
    Menomale che ti sei fermata in tempo! sono contenta che hai avuto un’altro bimbo, e sicuramente ti darà quella gioia che di certo non ti avrebbero dato nè una casa nè chissà cosa…il fatto è che dove ti giri cercano di farti il lavaggio del cervello tentando di convincerti che è ciò di cui hai bisogno, per essere felice, ma mentono spudoratamente! Non è una bella casa, una macchina o la possibilità di comperare tutto ciò che desidero a rendermi felice, ma semmai non entrare in quell’ottica e non desiderare! Altro è importante…e non si compera, nè si merita, è gratis e tutti possono averlo in dono…l’AMORE del Signore!

  • laura, 31 Luglio 2009 @ 11:23 Reply

    @Paolo
    Loro non avranno la virtù per farlo, ma noi un’arma potente si! La preghiera, e poi lasciarci guidare da Pietro e seguire i suoi consigli.
    Dovrei regalare un’enciclica a tutti quelli che si ostinano ad affermare che il papa dovrebbe starsene al di fuori della politica…farebbe bene anche a loro una sana lettura, magari potrebbero cominciare un po a dubitare delle loro convinzioni, sarebbe un’inizio!

  • Janus, 31 Luglio 2009 @ 16:10 Reply

    @Paolo
    … “CARITAS IN VERITATE” me la studierò e mediterò quest’estate (da questa sera finalmente sarò in Trentino 🙂 )… ma da quel poco che ho leggiucchiato … lacia belle sfide!

    … Hanno fatto credere che questo sia il mogliore dei mondi possibili … infatti … come detto “i lupi verranno sempre vestiti da agnelli” ! La “sovversione” ribalta i concetti del bello e del giusto … per mascherare l’orrore e l’ingiustizia!
    Viviamo in una società che impone una “dittatura del sorriso” … e “muoriamo una rata alla volta” 🙁 !

    Chi è a capo di questa macchina diabolica … non vuole fermare il massacro … perchè trae piacere e vantaggio dal massacro dell’uomo …

    A noi rimane da raccogliere la sfida … a livello “sistemico” è difficile opporsi … a livello micro-comunitario è possibile!
    Sento l’urgenza di costituire “comunità di base” (le parrocchie ?) che riescano ad impostare percosi di micro-economia “extra-sistema”.
    E’ possibile … ci sono già esperienze che parlano di Acquisto Solidale (non la catena dell’Equo-Solidale.. non scherziamo), Moneta Locale, Micro Credito, Banca del Tempo, … insomma creare “Zone (non Temporaneamente … scusami Hakim Bey) Permanentemente Autonome” … Non è utopia … può diventare prassi!

    Dobbia farci carico di questa battaglia … decenni fa ancora si poteva pernsare a costituire “fronti” con cui opporsi al sistema … oggi questi dilaga … occorre creare dei “bug” dei piccoli buchi … dei piccoli corto-circuiti … e poi metterli in rete …

    La prima azione è su se stessi … ciascuno deve cogliere come elemento vitale “Informarsi e Formarsi” … per poi Informare e Formare (ricordo che non è secondario che voglia dire “dare forma” 🙂 )… assicuro che ci si sente … meglio ! … un po’ più forti … un po’ più pericolosi 😉

    In prospettiva Cattolica ciascuno deve avere consapevolezza d’essere “catechon”, muro, argine al dilagare della sovversione!
    Insomma se nulla puoi contro il sistema che il sistema nulla possa su dite 🙂
    Io vivo senza carta di credito e senza televisione … è possibile .. vi giuro!

    Laura, Molly, Lidia, Robis, WW, sono donne fantastiche … la via corretta, in un mondo corrotto come il nostro, è giustamente la “rinuncia”! Siete il sorriso del futuro .. la salvezza è Donna … l’ho sempre sostenuto!
    Purtoppo lo sa anche il demonio … in queste ore … è diventata “legale” la pillola del giorno dopo !!!
    Non bastava più smembrare i feti nel ventre delle madri … troppo fatica … troppo costoso … meglio la chimica …
    Ragazze … non agite con responsabilità delle voste scelte… vivete in dissolutezza … tanto popi c’è sempre il rimendio … come il divorzio al matrimonio … così il veleno per uccidere i figli!

    Che fine ha fatto la Civiltà che ispirò la Rupe Tarpea (orrenda, intendiamoci, ma umana) ??
    Almeno si dava dignità a quel bimbo … lo si alzava al cielo, si era costretti a sentirne il pianto … a viverne la disperazione ad assitere alla sua morte!! Oggi ??

    A Presto

  • laura, 31 Luglio 2009 @ 16:46 Reply

    @Janus
    Caro Janus, grazie! oggi sei stato il tramite della misericordia di Dio, ero qui che mi disperavo…e le tue parole mi hanno regalato un sorriso. Ma non ho nulla di fantastico, sono solo un esserino insignificante e fragile…un abbraccio!

  • Janus, 31 Luglio 2009 @ 17:06 Reply

    @laura
    Cara Laura, nel campo profughi di Onna (l’Aquila) ci sono due suorine … a vederle diresti essere fragili … sono la riserva d’energia del Campo 😉 !
    Ad Onna … ci sono le Donne … ciascuna ha perso qualcuno di caro (si e no erano 300 abitanti ora ne sono rimasti circa 240!) … nelle riunioni di Campo si pensava di coinvolgere gli uomini … siii ciao!
    Su queste donne che il dolore sembrava aver ridotto ad esseri insignificanti, si è cominciato a ricostruire …

    Laura Tu sei fantastica, come ogni donna!

    Salùt

  • laura, 31 Luglio 2009 @ 17:07 Reply

    @Janus
    🙂

  • costanza, 31 Luglio 2009 @ 17:58 Reply

    Salve.
    Grazie per la tua riflessione sul lavoro; che non è tanto per quanto tempo o chi lavori, quanto per rimettere l’accento sulla centralità dell’uomo e sull’importanza che ha una dottrina sociale della chiesa, una dottrina che aiuta a capire il ‘sogno di Dio’, che è contrario allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo (e su cosa si poggia la nostra economia iperliberista, se non sulla delocalizzazione e lo sfruttamento di chi non ha neppure la forza di richiedere i propri diritti?). D’altra parte Duo liberò un popolo di schiavi, non di ricchi, e a questo popolo comandò di appianare i debiti ogni sette anni, di ridare libertà allo schiavo, e ogni sette giorni di dedicarne uno a lui e non alla spesa. Concordo in pieno sulla necessità boicottare la domenica del centro commerciale, uno dei luoghi più tristi che conosca. Forse per farlo è però necessario ricentrarci su una spiritualità quotidiana. A me in questo ha aiutato un libro di Albert Nolan ‘Cristiani si diventa’ (Emi).

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