Contatta Paolo Curtaz

Per informazioni, organizzazione conferenze e presentazioni

Scrivi a Paolo

Leggo e rileggo il brano del cieco alla piscina di Siloe, strepitoso miracolo che oggi, quarta domenica di Quaresima, ha allietato le nostre liturgie.

Sono tantissimi gli spunti di riflessione.

Quello della cecità interiore che sfocia nella luce.

Quello del cammino del cieco che in poche battute, in un crescendo, passa dal chiamare Gesù “un uomo”, a “un profeta”, a “figlio dell’uomo” a “Signore!”, perché la conoscenza profonda di Gesù è necessariamente progressiva.

Alla cecità dilagante dei farisei i quali, chiusi nel loro piccolo mondo autoreferenziale, non hanno spazio per lo stupore e giungono a manipolare questo cieco per accusare Gesù: “Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore»”.

Voglio però spendere due parole sulla straordinaria evoluzione del cieco nato e il suo rapporto col senso di colpa. La malattia, da molti, era vista come una terribile punizione divina. Se eri cieco scontavi le colpe dei tuoi genitori. Ci immaginiamo, allora, una vita segnata dalla vergogna, dal giudizio sociale, dalla paura di essere inadeguato.

Gesù, guarendo quest’uomo, gli restituisce dignità: risponde alle domande, canzona i farisei, ignora i suoi genitori che fingono di non conoscerlo. Diventa libero da ciò che, fino ad allora, lo aveva imprigionato: il giudizio.

La quaresima ci aiuta a diventare essenziali, anche in questo delicato passaggio.

Spesso, troppo spesso, la nostra vita è condizionata dal giudizio degli altri o che diamo di noi stessi. Noi credenti, poi, rischiamo di peggiorare le cose spacciando il nostro connaturale autolesionismo come esercizio di umiltà. Siamo chiamati ad essere, non a diventare. A lasciar emergere la scintilla divina che la nostra anima contiene. A rifletterci nello sguardo compassionevole, edificante, luminoso del Signore.

Per vivere in mezzo ai giudizi altrui e a quelli che il nostro inconscio continuamente elabora su noi stessi con la leggerezza di chi progressivamente riacquista la vista.

Come scrive l’apostolo: 

“Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore”. 

Share:

1 Comment

  • Mimma Ruffolo, 26 Marzo 2017 @ 21:51 Reply

    I tuoi commenti giungono diritti al cuore; non farci mai mancare una così attuale e misericordiosa interpretazione del Vangelo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ti potrebbero interessare