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È lo Spirito che spinge Gesù nel deserto per soddisfare il suo desiderio di verità, di preghiera, di silenzio. Lo abbiamo già incontrato, di notte, da solo, a pregare il Padre, il Maestro.

Ora lo ritroviamo per un lungo periodo a concentrarsi solo sul suo rapporto con Dio.

Avessimo il coraggio anche noi di imparare il silenzio! Di scoprire una preghiera fatta di ascolto! Di osare, sospinti dallo Spirito, qualche giorno all’anno da dedicare allo spirito! Avessimo anche noi il coraggio di ridire al nostro cristianesimo tiepido che lo Spirito ci spinge! Che ci obbliga all’interiorità!

Per quaranta giorni Gesù resta nel deserto, tentato da satana.

Non è una parentesi nella sua vita: i quaranta giorni, nel cammino dell’Esodo, indicando una generazione, cioè una vita.

Per tutta la vita Gesù ha voluto stare in contatto intimo con Dio, nel deserto del suo cuore.

Per tutta la vita Gesù ha combattuto contro colui che divide, contro l’avversario, il satana.

Il termine usato da Marco, uno dei tanti a sua disposizione, non indica, in questo caso, la personificazione del male, ma lo spirito maligno, l’avversario, il divisore. La parte oscura della realtà che ci mette a dura prova, continuamente.

Esiste il male e ci porta alla paralisi. Esiste ed agisce continuamente nelle nostre vite.

Siamo liberi ed è impegnativo scegliere la parte luminosa della realtà, quella che proviene da Dio. Anche noi a volte abbiamo l’impressione di essere sempre in battaglia.

È consolante sapere che anche Gesù ha vissuto così. E ha vinto.

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