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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». Mt 13,18-23

Partiamo da una considerazione: per capire occorre ascoltare. Per crescere nella conoscenza occorre accogliere con intelligenza e disponibilità. E già qui cadiamo molto male… la nostra contemporaneità si caratterizza per un paradosso insolubile: da una enorme disponibilità di informazioni rese possibile dai nuovi media e dalla rete di internet. Ma proprio questo enorme accumulo di informazioni diventa un problema: non abbiamo tempo per discernere, per distinguere, per ragionare, per capire e diventiamo superficiali, assecondando la nostra pigrizia mentale. Figuriamoci, poi, se l’ascolto è rivolto alla Parola di Dio, piuttosto complessa, che richiede un minimo di studio e di preparazione per non farle dire delle emerite stupidaggini. L’ignoranza che abbiamo verso la Scrittura è sconfortante ma, come bene diceva san Girolamo: l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo. Detto questo dobbiamo poi vedere come accogliamo la Parola e la spiegazione fatta da Gesù sulla parabola del seminatore ci aiuta e ci incoraggia. Perseveriamo nell’ascolto perché il seme della Parola fruttifichi in noi!

2 Comments

  • Mimma Ruffolo, 27 Luglio 2018 @ 09:27 Reply

    Anni fa ho ascoltato un’omelia nella quale il sacerdote diceva che il seme della parola non cade una volta sola e che noi stessi non siamo né rovi né sassi né terreno fertile per sempre, ma che nella nostra vita viviamo situazioni diverse. Mi ha confortato tanto questa riflessione e chissà perché oggi mi aspettavo di trovarla tra le tue riflessioni che in ogni caso incoraggiano sempre apronaprono il cuore alla speranza. Grazie padre

    • Rafael, 27 Luglio 2018 @ 10:38 Reply

      Si, con un buon ascolto della Parola, la meditazione, la contemplazione e la preghiera costanti, riusciamo a togliere i sassi, a tagliare i rovi, a stare attenti alle tentazioni, perché il diavolo come leone ruggenti va in giro in cerca di chi divorare, a dissodare il nostro terreno buono aggiungendo della buona terra e irrorandolo continuamente.
      Si, la nostra condizione può cambiare, ma ci vuole un lavorio costante su noi stessi.
      Infatti Gesù non ha detto che il seme della parola per noi è caduto sulla strada, sul terreno sassoso, sui rovi o sul terreno buono. Gesù voleva far capire dove il seme della Sua Parola poteva cadere e le conseguenze di come sarebbe stato accolto.
      Ora, guardiamo a noi stessi e vediamo quale terreno siamo e quale potremo essere. A noi la scelta.

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