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Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione». Lc 11,1-4

Insegnaci a pregare, Signore. Gli apostoli sono rimasti colpiti dalla qualità della preghiera del Maestro. Certo, anche loro pregano, come fa ogni pio israelita. Pregano al mattino, con le benedizioni e lo Shemà, pregano il giorno di sabato, ascoltando la lettura e il commento della Torah. Così come fa Gesù. Ma ciò che a loro (e a noi) manca è quell’altro spazio imponente, inatteso, innovativo. La preghiera segreta di Gesù che si ritira in disparte, anche di notte. Quei lunghi tempi che dedica al silenzio. La preghiera che punteggia ogni momento della sua giornata, che sembra interpretare ogni evento. La preghiera che diventa lode, ringraziamento, supplica, intercessione. Un modo nuovo e inatteso di concepire la preghiera, non più solo comunitario e sociale, né tantomeno solo momento di legittima richiesta di vedere esaudite le proprie necessità. Sì, Signore, insegnaci a pregare come sai fare tu. E il Signore ci ascolta, ci consegna la preghiera per eccellenza, quella preghiera che illumina ogni nostra giornata e che dovrebbe salire alle nostre labbra con stupore continuo. Con gioia, allora, ripetiamo la preghiera, l’unica, che ci è stata donata.

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