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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? 
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». Mt 18,12-14

È un buon pastore, Gesù, un pastore capace, un pastore “bello” come lascia intendere il termine greco che abbiamo tradotto. Un pastore che ama il suo lavoro, che si affeziona al suo gregge, che non lo fa per denaro. Dorme con le sue pecore, le chiama per nome e le pecore, come solo gli animali sanno fare, riconoscono la sua voce. È deciso, il pastore, se qualche pecora fugge e si perde, la cerca con costanza e, dopo averla trovata, se la carica sulle spalle e la porta a casa, invece di sfogare su di essa la stanchezza e la rabbia del tempo perso a cercarla. Sa fare bene il suo mestiere, il Signore, sa dove andare a cercare la pecora smarrita, sa in quali strade ci perdiamo. Che bello sarebbe che la Chiesa, cioè noi cristiani, imitassimo il Signore. Oggi, invece, sono novantanove le pecore uscite dal recinto e, invece di andare a cercarle, quello che sappiamo fare è alzare lo steccato perché quell’ultima pecorella non scappi! Chiediamo al nostro pastore, in questo tempo di avvento, l’ardire e la passione per uscire a cercare ogni uomo per raccontargli il vero volto del Signore che troppo spesso offuschiamo con il nostro comportamento sgradevole e poco cristiano!

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