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Commento al Vangelo del 27 Ottobre 2020 | Lc 13,18-21

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Lc 13,18-21

È presente in mezzo a noi, il Regno di Dio. Sta a noi riconoscerlo, renderlo presente, farlo crescere. E Gesù, per descriverlo, usa due immagini simboliche molto forti: l’albero della senape e il lievito. Non usiamo la logica del mondo per guardare alla Chiesa e all’efficacia dell’annuncio, ma quella del Vangelo. Non è importante essere in tanti, contarsi, fare le statistiche. Quante volte sento i parroci o le catechiste lamentarsi della poca partecipazione alle riunioni o alla messa festiva! Non importa quanti cristiani siamo, ma quanto poco cristiani siamo! Dobbiamo uscire da una logica che riduce il cristianesimo a (buona) abitudine culturale, fatta di luoghi e di feste, per cui siamo cattolici in Italia come saremmo musulmani in Tunisia… La fede è un evento, una scelta consapevole, un percorso, una scoperta progressiva, non una fiacca appartenenza. Siamo una piccola cosa, come il granello di senapa senape che però può crescere e accogliere le tante persone che cercano risposte alla propria vita. E per crescere, dobbiamo essere lievito, fermentare la pasta. Un sale insipido non serve a nulla, come un lievito che non lievita!

1 Comment

  • A.Rosa Morelli, 26 Ottobre 2020 @ 23:51 Reply

    Mi piace pensare che non contiamo per i nostri numeri (le nostre chiese, nonostante il numero di posti diminuiti, continuano ad essere vuote), ma per il nostro modo di dirci e vivere da cristiani. Qui sta la differenza e da soli non possiamo farcela. Gesù ci indica delle strade, a noi la scelta di percorrerle con verità e gioia, proprio come si gioisce davanti a un impasto che un pizzico di lievito e il tempo hanno trasformato e che il calore del forno farà diventare buon pane. Noi siamo poco o quasi niente, ma Gesù continua a contare su di noi.

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