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Commento al Vangelo del 20 Febbraio 2021 | Lc 5,27-32

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».
Lc 5,27-32

Il Signore è venuto a chiamare i peccatori come Levi e noi, imperterriti, ci sfiniamo nel far credere che siamo giusti. Il Signore è venuto a chiamare i malati per guarirli e noi fingiamo di essere sani come pesci, immaginando che le nostre malattie ci possano sminuire od umiliare. E cediamo alla retorica dei “buoni cristiani”, come se il Signore volesse accanto a sé dei buoni cristiani!, e passiamo la vita ad indossare la maschera del bravi ragazzi, devoti e integerrimi. Quando capiremo che Dio non è venuto per farci sostenere un esame? Che non giudica, non condanna ma accoglie amorevolmente e salva? Fino a quando ci ostineremo a nascondere le nostre fragilità davanti all’unico che ha il potere di sanarle e trasfigurarle? Il Padre non ha bisogno di giusti ma di figli che prendono coscienza delle proprie ombre e le lasciano illuminare dall’amore senza misura di Dio.

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3 Comments

  • Graziella, 20 Febbraio 2021 @ 07:12 Reply

    Come è possibile nasconderci a Dio! Lui ci conosce nel profondo, sa quali sono le nostre incapacità. Possiamo solo riconoscerle e chiedere il suo aiuto per superarle.

  • Maria Cristina Ceci, 20 Febbraio 2021 @ 11:18 Reply

    Che il Signore ci aiuti sempre a riconoscere le ombre più nascoste in noi. Grazie Paolo!

  • Silvia Battini, 20 Febbraio 2021 @ 19:28 Reply

    La mia paura è la notte, quella in cui vago a tentoni sapendomi persa, sentendo un vuoto tanto immenso quanto immensa è l’indescrivibile euforia che provo quando il buon Dio mi abbraccia.

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