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Commento al Vangelo del 09 Giugno 2021 | Mt 5,17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Mt 5,17-19

Gesù non è un anarchico, un demolitore, un rivoluzionario. Non nel senso che intendiamo noi, almeno. Non è venuto per abolire ma per portare a pienezza, a compimento. La Legge che Dio ha donato al popolo di Israele sul monte, una sorta di libretto di istruzioni per fiorire, la siepe che costeggia la strada che ci porta verso la felicità, lungo i secoli era stata appesantita, stravolta, usata come uno strumento di costrizione. Così Dio, anche al tempo di Gesù, appariva come un giudice corrucciato che imponeva norme per manifestare la sua autorità. Gesù svecchia questa visione limitata e limitante e ridona alla Legge il suo ruolo centrale, corretto, armonioso e restituisce a Dio il suo vero volto: egli è il collaboratore della felicità degli uomini, non un avversario. E purtroppo ancora oggi molti contrappongono Gesù alla Chiesa: non è così, è lui, il Signore, il Maestro dei discepoli anche se questi, spesso, sono poco credibili.

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