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Commento al Vangelo del 24 Giugno 2021 | Lc 1,57-66.80

In quei giorni, [nella sinagoga di Antiochia di Pisìdia,] Paolo diceva:
«Dio suscitò per i nostri padri Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”.
Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele.
Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”.
Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza».

Lc 1,57-66.80

Giovanni è l’unico santo, insieme a Maria madre del Signore, di cui celebriamo la nascita, talmente è stata importante la sua presenza per l’umanità e per noi cristiani. Il più grande fra i nati di donna, come lo chiamerà il Signore, l’ultimo e definitivo dei profeti, la manifestazione di Elia venuto a preparare la strada al Messia. Un profeta coerente ed austero, capace di sfidare tutte le convenzioni, anche religiose, capace di morire per la sua franchezza. Ma anche un uomo donato agli altri, disposto ad accogliere, a rincuorare ma anche a rimproverare, a scuotere, a stupire… Un uomo inclassificabile, lontano dalla classe sacerdotale, pur essendo sacerdote, alieno al tempio, ma anche libero nei confronti dei movimenti massimalisti suoi contemporanei, come gli esseni. Un vero credente che non ha avuto paura di avere dei dubbi, di mettersi in discussione, di ammettere di dover imparare. Un grande, il più grande, cui dobbiamo moltissimo.

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