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Diciannovesima domenica durante l’anno

1Re 19,4-8/ Ef 4,30-5,2/ Gv 6,41-51

Mangia

Mangia: è troppo lungo per te il cammino.

Lo sa bene Dio: è troppo lungo per noi il cammino della conversione, della libertà interiore, dell’imparare ad amare. La strada è faticosa e l’umore non aiuta.

Elia si trascina nel deserto, vinto dalla paura per la reazione della vendicativa regina Gezabele nei suoi confronti. Alla fine cede, vuole morire, è svanita la sua determinazione, il suo zelo, la sua arroganza. No, non è migliore dei suoi padri, ma che si credeva?

Ecco il profeta di cui ha bisogno Dio: non un improbabile eroico (e violento) condottiero, ma un viandante consapevole del suo aspro limite.

Abbiamo bisogno di nutrimento, di pane, di amore, di senso, per andare avanti. Per non lasciarci sfinire dalla paura, dall’incertezza.

È Cristo questo cibo.

È lui che ci dona la forza. Il cammino siamo noi a doverlo compiere, ne siamo resi capaci.

Ma non da soli.

L’unico

Gesù pretende di essere l’unico in grado di saziare la nostra fame del cuore, fame che non può essere saziata dal “fare” ma dal “credere” che egli è l’inviato dal Padre. E ci invita a smettere di cercare Dio per averne un tornaconto. Di smettere di ridurre la fede ad una serie di pratiche. E di orientare il nostro desiderio, la nostra sete verso la vera pienezza.

E conclude: lui, Gesù, è l’unico a poter colmare i nostri cuori.

La folla, che finora ha accolto la tirata d’orecchi, resta spiazzata, così come i suoi famigliari nella sinagoga di Nazareth.

Gesù capace di riempire i nostri cuori? Il falegname di Nazareth? Il figlio del bravo Giuseppe? Lui manifestazione di un’umanità redenta e nuova? Ma li avete visti i cristiani? Ma dai… 

Quante volte il nostro cammino di verità interiore non inizia nemmeno, ostacolato dalle mille obiezioni che poniamo, piene di buon senso e ipocrisia. Come può essere credibile la Chiesa? Questa Chiesa? Come può pretendere, quell’uomo vissuto duemila anni fa, di essere la bussola che ci conduce a Dio? Sul serio?

Poi

La gente mormora, pone obiezioni, resta interdetta. 

Gesù chiede di non mormorare ma di mettersi in discussione. 

In questi cupi tempi di declino, di rabbia, di fango, tutti alzano la voce, si sentono autorizzati a condannare, urlare, insultare. Tutto è permesso, eccetto che guardarsi dentro.

Succede così anche a me: tutte le volte che capita qualcosa che rischia di mettermi in discussione, cerco qualcuno che mi dia ragione, mormoro per confermare le mie obiezioni, esco rafforzato nella mia convinzione. Tutto, pur di non cambiare, di non ammettere di dovermi ancora convertire.

Gesù ha ragione: evitiamo la mormorazione, fidiamoci una volta tanto, smettiamola di comportarci come bambini obiettando a Dio che ciò che chiede è difficile, rischioso, inatteso. 

Se Gesù ha ragione, questo è il punto, devo arrendermi all’evidenza: solo lui può colmare il mio cuore, solo lui e null’altro, e nient’altro, e nessun’altro, nessun’altra … 

Quindi è meglio che mi svegli e la smetta di raccogliere acqua in cisterne screpolate…

 

Gesù dice che possiamo andare a lui solo se attirati dal Padre. 

È un’esperienza comune a molti: quando sentiamo esplodere in noi il desiderio di Assoluto e, dopo avere cercato l’origine di questo desiderio, ci apriamo alla meraviglia di Dio, ci rendiamo conto che è proprio lui, Dio, ad avere sedotto il nostro cuore, ad avere suscitato il desiderio di cercarlo.

Noi cerchiamo colui che ci cerca.

Da Gesù a Dio, da Dio a Gesù 

Gesù è tranciante: nessuno ha visto Dio, solo lui. 

Il Dio in cui credo è il Dio che Gesù ci ha raccontato? 

O in me coltivo una vaga idea di Dio che non ho mai veramente verificato per pigrizia mentale?

Quanto poco credenti sono i cristiani! Quanto convinti di sapere e di credere, senza mai verificare se la loro fede cattolica abbia o meno a che fare col Vangelo!

Gesù parla di Dio con verità perché egli è la presenza stessa di Dio, perché lui e il Padre sono una cosa sola! Ed è vero: seguendo le sue indicazioni giungiamo a scoprire il volto del Padre e il Padre ci rimanda a Cristo, svelandoci che egli è suo Figlio.

La fame infinita che portiamo nel cuore è colmata solo dal pane che è la presenza di Dio scoperta grazie a Gesù. E questa presenza ci rimanda a Gesù, abitato dal Padre.

La vita dell’Eterno

Gesù ci dice che chi crede ha la vita eterna. 

La vita eterna è la vita dell’Eterno, non il noiosissimo prolungamento della nostra vita in un fumoso e indefinito paradiso. Credere in Gesù rivelatore del Padre mi porta a sperimentare, a condividere in pienezza la vita stessa di Dio. Gesù specifica: chi crede ha la vita eterna, non avrà. La vita eterna, cioè, non è una specie di liquidazione che accumulo con i miei meriti e di cui potrò godere alla fine della mia vita. La vita eterna è già cominciata, credere significa acquisire uno sguardo nuovo su me, sulle cose, sugli altri, sulla storia. 

Gesù non vuole la nostra frustrazione, né ci impone una religiosità ombrosa o reazionaria. 

Gesù offre una vita diversa, vera, giusta, piena di bagliori di luce, solo bisogna fidarsi, far tacere le ultime mormorazioni e obiezioni e arrendersi. 

 

Diventare persone nuove, come dice Paolo nella seconda lettura, persone che imitano Gesù, che scelgono radicalmente il dono di sé nell’equilibrio e nella gioia.

La consapevolezza di quanto siamo amati ci dona il coraggio (dovrebbe, potrebbe) per metterci in discussione come Chiesa, per interrogarci su quanto lo Spirito dice alle sette Chiese, per avviare seriamente un cammino sinodale di discernimento.

L’eucarestia che celebriamo ogni domenica è questo pane del cammino che ci aiuta ad attraversare il deserto, che ci aiuta a superare lo scoraggiamento, che ci sazia il cuore. 

Diventino incontro le nostre messe, diventino gioia e preghiera, diventino stazioni di servizio sulla strada verso il Regno, diventino veri momenti di incontro tra eternità, cioè pienezza, e il nostro cammino di vita!

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3 Comments

  • giovanni de gaetano, 6 Agosto 2021 @ 16:11 Reply

    Per parlare di sé e di Dio, Gesù usa le metafore usate dagli innamorati. Quale madre non ha espresso il suo amore per la creatura che ha preso vita nel suo corpo e continua a vivere attaccata al suo seno, dicendole che la vorrebbe mangiare? E non è il bacio un mordersi e un mangiarsi reciprocamente? E una relazione d’amore autentica non è un sentirsi vivi l’uno/a disceso/a nell’altra/o? E lo spezzare e distribuire il pane alla famiglia o agli amici raccolti attorno alla tavola non è il segno di un amore e di un’amicizia vivi? Lo stesso Dante parla di Beatrice come la donna venuta di cielo in terra a miracol mostrare. Col passare dei secoli, i gesti e il linguaggio di Gesù che parlava di un’esperienza di amore più forte della morte, si sono andati affievolendo. Sono pian piano diventati un rito religioso, oggi trasmesso anche in televisione come un grande spettacolo, una consuetudine, addirittura un obbligo settimanale da ottemperare a pena di peccato mortale. In una piccola casa o in una locanda di periferia, i due discepoli di Emmaus fecero la straordinaria esperienza del pane vivo disceso dal cielo che ridava senso alla vita e alla morte, alle loro angosce e alle loro speranze. E ripartirono subito nella notte, col cuore che gli batteva forte nel petto, per annunciare di aver mangiato una carne data per la vita del mondo.

  • Janduí de Sá Alves, 7 Agosto 2021 @ 20:34 Reply

    Bella riflessione, caro Paolo. Sono un prete brasiliano e la uso per preparare la predica domeicale. Mi congratulo con te per la tua opera di evangelizzazione. Dio ti benedica oggi e sempre!

  • Janduí de Sá Alves, 7 Agosto 2021 @ 20:36 Reply

    Bella riflessione, caro Paolo. Sono un prete brasiliano e la uso per preparare la predica domenicale. Mi congratulo con te per la tua opera di evangelizzazione. Dio ti benedica oggi e sempre!

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