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Commento al Vangelo del 23 Novembre 2021 | Lc 21,5-11

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Lc 21,5-11

È magnifico il ricostruito tempio di Gerusalemme: iniziato da Erode il grande, da cinquant’anni migliaia di operai lavorano alacremente e per altri trent’anni continueranno a farlo. La ricostruzione del tempio ha risvegliato la fede del popolo: sono ripresi i sacrifici, è rinata la classe sacerdotale, i pellegrini giungono tre volte all’anno da tutta Israele per pregare. Uno spettacolo di bellezza, di armonia, di forza. Strutture austere e solide costruite per sfidare i secoli, per restituire gloria al piccolo popolo di Israele. Ma Gesù non si ferma alla bellezza del tempio ma alla stupidità e all’arroganza di chi pensa di potersi proteggere fra quelle mura. Facile profezia quella che immagina una stizzita reazione dell’Impero ai sogni di indipendenza e che porterà, da lì a pochi decenni, alla distruzione del tempio e della città. Inutile affidarsi alle nostre opere, inutile caricare i templi, i palazzi, i castelli, di poteri che non hanno. Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori (Sal 126).

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