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Commento al Vangelo del 12 Maggio 2022 | Gv 13,16-20

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Gv 13,16-20

Gesù è stato inviato dal Padre e proferisce le parole udite da Dio. E, a sua volta, invia dei discepoli e delle discepole a proferire le sue parole che rispecchiano le parole di Dio. Una sorta di staffetta, di consegna del testimone: da Dio a Gesù, da Gesù ai discepoli. Così agisce Dio, già nell’alleanza con il popolo di Israele: interagisce con gli uomini, chiede collaborazione, attende compagni di annuncio. Il nostro è un Dio creativo che si relaziona, che, pur rispettando scrupolosamente la nostra libertà, agisce per condurci alla salvezza, ci indica la via verso la pienezza e la felicità. Ma, purtroppo, così come Gesù è stato rifiutato ed ostacolato, anche per noi discepoli l’accoglienza dell’annuncio, spesso, è faticoso e difficile. Anche perché, diversamente da Gesù che è tutto rivolto al Padre, in noi albergano nubi e ombre che spesso fanno a pugni con le parole che pronunciamo. Viviamo costantemente rivolti alla luce, allora, grati della fiducia che Dio ripone in me. Sono io il volto di Dio per il fratello che incontro.

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