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Commento al Vangelo del 14 Settembre 2022 | Gv 3,13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Gv 3,13-17

Non è più uno strumento di tortura, ormai. La croce, così diffusa nell’Impero romano come straziante condanna ad una morte dolorosa e ignominiosa, per noi, ora, è diventata strumento di salvezza, misura dell’amore di Dio. Dio non è più sconosciuto, è appeso, osteso, evidente, donato. Gesù, morendo in croce, rivela definitivamente il vero volto di Dio. Perché altro è fare un bel discorso altro è pagare con la vita le proprie convinzioni. Non è da esaltare la croce, non è da esaltare il dolore, ma l’amore che quella croce rivela. Ogni volta che ci fermiamo davanti al crocefisso capiamo fino a che punto siamo amati. Gesù, libero, muore totalmente donato e ci salva non per il grande dolore vissuto ma per l’amore che in esso ci svela. Dio ci ama fino a morirne, per donare totalmente la sua vita, per partecipare alla sua vita stessa.

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