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Commento al Vangelo del 27 Settembre 2022 | Lc 9,51-56

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Lc 9,51-56

Ha deciso, il Maestro. Ha preso una decisione definitiva. Letteralmente ha indurito il volto. Guarda verso le colline, verso la Gerusalemme che uccide i profeti. Perché a Gerusalemme verrà riconosciuto o respinto. Quella è la meta e verso quella meta dirigerà i suoi passi, orienterà passi e decisioni, senza lasciarsi ostacolare. Non lo fermeranno le difficoltà come i samaritani che non vogliono cedere la strada ad un gruppo di giudei. Né tantomeno lo zelo violento e totalmente inopportuno dei suoi più stretti collaboratori che, non avendo capito nulla di quanto accade, invocano punizioni divine su chi li rifiuta. Ha deciso perché la testimonianza del volto del Padre vale più della sua stessa vita. È la meta a stabilire il peso di una vita, non il percorso. È dove vogliamo andare che orienta le nostre scelte, non i piccoli successi o le cocenti delusioni del percorso. È la meta che ci permette di scegliere cosa è essenziale e cosa lasciar correre.




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