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Trentunesima domenica durante l’anno

Sap 11,22-12,2/2Ts 1,11-2,2/ Lc 19,1-10

Scendi subito

 

Ha imparato a indurire il cuore, per forza. Ha fatto di necessità virtù.

Collabora con l’odiato invasore romano. E appalta le tasse. E dei pubblicani è un capo.

Tutti lo temono, a Gerico, lo odiano. Ma non esprimono il loro pensiero.

Ed è ricco. Il peccato dei peccati, da sempre. La fonte di ogni invidia. Specie per uno che la ricchezza l’ha rubata ai vicini di casa. Che subiscono e meditano vendetta.

Non sappiamo altro di lui: nulla sul suo carattere, sui suoi sogni, sulle sue amicizie, sulla sua fede.

Probabilmente non ha possibilità o tempo per occuparsi di Dio.

E, comunque, non potrebbe entrare in una sinagoga o nel tempio.

Ha un suo ruolo, non si scappa. È un ricco e capo dei pubblicani.

Ma è immensamente curioso. Vuole vedere Gesù.

Averne.

 

Curiosi

Zaccheo ha saputo del passaggio del profeta.

Non che la cosa lo riguardi più di tanto: i farisei e gli scribi che conosce, di solito, insultano e tengono distanti i pubblicani, non scherziamo. Zaccheo sa bene di essere un pubblico peccatore, non ha nessuna possibilità di salvezza. 

Se anche il Messia venisse, Zaccheo rimarrebbe fuori dalla porta della festa. 

In compagnia dei pastori. Della samaritana. Della donna emorroissa. Mia.

Ma è curioso.

Cercava di vedere, annota Luca. È la ricerca il cuore pulsante di questo incontro.

Zaccheo cerca Gesù che lo cerca. E si incontreranno.

Siamo ciò che desideriamo. Siamo ciò che cerchiamo.

E nulla, peccato, giudizio, senso di colpa, rabbia, ci può tenere lontano dal desiderio.

La sua curiosità ha un obiettivo specifico: il Nazareno.

Non è curiosità fine a sé stessa, lui non vuole soddisfare il suo quarto d’ora di delirio mistico. 

La ricerca di senso, la curiosità, va orientata e nutrita. Zaccheo ha intuito che Gesù ha a che fare con la sua felicità. E osa.

Zaccheo vuole vedere Gesù, punto. Se ne è degno, se è pronto, se capisce dove lo porterà questo incontro, se è moralmente accettabile a Dio, proprio non gli importa.

Ostacoli

I suoi concittadini, vedutolo, attuano una piccola vendetta.

Gli impediscono di vedere. Fanno muro.

È basso di statura, Zaccheo, chissà quanto è stato denigrato da bambino per quel limite. E quanta rabbia ha sfogato vendicandosi sui suoi concittadini protetto dall’aquila romana.

Ma, ora, non riesce a vedere. Un muro di gente gli impedisce di vedere Gesù. 

Schiene, non volti.

Come accade anche a noi. Troppi soffocano la nostra curiosità. Anche, Dio non voglia, nella Chiesa.

Persone che non hanno risposte ma certezze (fintamente) assolute e che negano la possibilità di fare domande. Cristiani convinti di essere i detentori della verità. E impongono dazi ai cercatori. E frontiere. Profeti del nulla, non vogliono che ci mettiamo in cammino per giustificare il loro fallimento.

Temo una Chiesa che diventa muro.

Temo di diventare ostacolo ai cercatori di Dio.

Avanti

Zaccheo sembra non avere soluzioni. Potrebbe girare i tacchi e tornarsene a casa.

Come molti, oggi, che gettano la spugna alla prima difficoltà.

Corre avanti, invece. 

Zaccheo trova una soluzione semplice davanti al muro di folla che aspetta Gesù: salirà su un albero. Su di un sicomoro, per la precisione.

Questa è la Chiesa che abita il sogno di Dio: albero, non muro. 

Albero sul cui tronco si arrampicano i curiosi per vedere passare Gesù. E pazienza se qualche rametto si spezza nella foga. Siamo l’albero che accoglie chi vuole salire in alto, staccarsi da terra, per vedere passare il Signore.

Siamo albero chiamato a lasciar scorrere in noi la linfa del Vangelo. Così sarà la Chiesa che faremo.

Fichi

La Bibbia ci dice che il sicomoro, albero sempre verde che non cresce in Europa, fa parte della famiglia dei fichi. I rabbini insegnavano o studiavano sotto il fico e alcuni paragonavano la Torah al fico per via della dolcezza del suo frutto. A nessuno sfugge che Natanaele, nel vangelo di Giovanni, è chiamato da Gesù mentre sta sotto un fico (Gv 1,28).

È ben nascosto, Zaccheo. Il fogliame lo protegge: può vedere senza essere visto. O così pensa.

Appena giunto al luogo dell’appuntamento, all’albero, Gesù alza gli occhi e lo vede.

Zaccheo!

Lo chiama per nome, lo conosce, sa bene chi è. 

Gli altri vedono un peccatore. Il Maestro vede la sua anima pura, come lascia intendere il nome Zaccheo. Ha preso l’iniziativa, il Signore, ha polverizzato con una frase ogni dubbio, resistenza, colpa.

Scendi subito!

Oggi deve andare da Zaccheo.

Oggi: ogni giorno, ogni oggi è il giorno in cui possiamo accogliere il Signore in casa nostra.

Anche se non ne siamo degni, anche se tentenniamo, anche se non abbiamo nulla di pronto da offrirgli. Nessun giusto sarebbe mai entrato nella casa di un peccatore. Eccetto Gesù.

Fico maturo

Scende in fretta, Zaccheo,  letteralmente si precipita, cade come un frutto maturo.

È accaduto l’inaudito: il Rabbì che tutti aspettavano, si è accorto di lui e ha chiesto di andare a casa sua. Non si è sbagliato, non lo ha confuso con un altro: lo ha chiamato per nome. Zaccheo, in un istante, da odiato che era si è scoperto amato. Amato da Dio. 

È tutto talmente esagerato che anche Zaccheo esagera e si rovina: regala la metà dei suoi soldi ai poveri. E sia. Poi restituisce quattro volte tanto a coloro ai quali ha rubato, cioè a tutti. La metà di quello che ha non basterà certo a rimborsare il quadruplo di ciò che ha rubato! Pazienza: ora ha il tesoro. Perderà tutto perché ha trovato il tesoro nascosto nel campo (Mt 13,44). Che gli importa?

 

Dio precede e suscita la nostra conversione. L’incontro con Dio ci cambia la vita.

Zaccheo contraddice il nostro modo di pensare: di solito parliamo di contrizione e di pentimento per meritare il perdono di Dio. 

Pecco, mi pento, Dio mi perdona, questa è la sequenza corretta.

Gesù scardina questa sequenza: pecco, Dio mi perdona, quindi mi pento.

Non pone condizioni a Zaccheo. Dio lo ama, mi ama, a prescindere.

Zaccheo sa benissimo di essere un delinquente, non ha bisogno che qualcuno glielo ricordi.

Ha bisogno che qualcuno creda in lui.

Che creda nella possibilità di cambiare senza condizione, a prescindere.

L’amore scatena in noi energie inattese e nascoste.

Così accade a Zaccheo, che ora diventa discepolo. E che discepolo.

Che si scopre amato. E quanto amato!

1 Comment

  • Mario Bizzoccoli, 1 Novembre 2022 @ 23:35 Reply

    Fantastico.

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