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Commento al Vangelo dell’08 Novembre 2022 | Lc 17,7-10

In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Lc 17,7-10

Una parola rivolta a chi, fra noi, da tempo frequenta il Signore e il Vangelo. E ha dato tanto ha imparato a relazionarsi, a donarsi, ha assunto dei ruoli importanti nella comunità. Ha fatto della parrocchia, del movimento, del gruppo un luogo sicuro da cui, alla fine, legittimamente, riceve considerazione e stima. Il rischio di dare le cose per scontate esiste, per tutti. È così scomodo seguire colui che non ha dove posare il capo! Così destabilizzante! E il Signore ci chiede un cuore libero, vero, liberante. Servire per amore, ma sul serio. Cresce nel cammino di fede e nella conoscenza delle cose di Dio gioendo di lavorare nella vigna del Signore. Abbiamo ricevuto tanto, possiamo dare tanto e non del nostro, ma di quanto abbiamo ricevuto con gioia. Allora sì, è vero, siamo servi inutili, come quell’asinello che porta Gesù a Gerusalemme nel giorno delle Palme. Servi inutili che, però, Dio rende preziosi affidandoci l’annuncio del Regno.




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