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Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.
Gv 6,16-21

Il lago è agitato, a fatica si rema controvento cercando di tornare a casa. Sono poche miglia ma diventano impraticabili. Gesù raggiunge i suoi camminando sul mare e si presenta: sono io, che in greco, la lingua dei vangeli, suona ego eimì, Io Sono, la traslitterazione del nome che Dio ha rivelato a Mosè. Lo prendono sulla barca e la barca tocca riva, subito, superando ogni impedimento. Quando siamo sballottati dalla tempesta della vita, dai nostri sensi di colpa, dai contrattempi, dal peccato, dalla malattia, il Signore ci raggiunge, sale con noi sulla barca e ci aiuta. Siamo noi a tenere il timone, noi a dover sfidare le onde, noi a remare, certo. Ma se il Signore è sulla barca, se sappiamo che Io sono ci raggiunge, indica la direzione, allora anche la tempesta più violenta, anche la situazione che più ci spaventa, diventa superabile.

 

2 Comments

  • Emmaemma, 13 Aprile 2024 @ 10:20 Reply

    I nostri sensi di colpa spesso sono segnati dall’orgoglio

  • Raffa, 14 Aprile 2024 @ 08:21 Reply

    E’ esattamente il commento che ha fatto il mio parroco questa mattina a Messa. Sintetico, incisivo e consolante!

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