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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Mt 5,38-42

Cavare un occhio a chi ti aveva cavato un occhio e non ucciderlo, era già un bel passo avanti, un argine alla violenza che rischiava di creare faide infinite fra le persone, anche in Israele. E praticare il buon senso e la giustizia era un percorso necessario alla convivenza civile. Ma Gesù, ai suoi discepoli, osa chiedere molto di più, sfociando nel paradosso. Chiede di reagire alla violenza con la mitezza, di gestire la rabbia, di mettere il violento davanti alla sua incongruenza. Schiaffeggiato durante il processo, Gesù non si ribellerà ma non porgerà supinamente l’altra guancia, chiedendo invece ragione del gesto di violenza al suo aggressore. Proviamo, allora, a usare il paradosso dell’amore nella quotidianità. Ad offrire un sorriso a chi cerca lo scontro, a tacere davanti al pettegolezzo, a notare le cose positive in chi si diverte a demolire ed umiliare gli altri. Se amiamo chi ci ama, cosa facciamo di straordinario?

1 Comment

  • Gianna, 17 Giugno 2024 @ 09:22 Reply

    Quella di Gesù non mi sembra una arrendevolezza passiva di fronte al prepotente, ma un nuovo modo di porsi di fronte a queste persone!❤️

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