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Diciassettesima domenica durante l’anno
1Re 3,5-12/ Rm 8,28-30/ Mt 13,44-52

Spinto dalla gioia 

Sono due parabole ribattute, molto simili nel contenuto e nella struttura, una ripetizione usata per ribadire un concetto piuttosto evidente: incontrare Dio è la cosa più bella che ti possa succedere, è una sorpresa per cui vale la pena di abbandonare tutto, una gioia che ti fa dimenticare tutto il resto. Ma devi agire con scaltrezza e urgenza se vuoi che ciò accada.

 

I verbi trovare, andare, vendere, comperare usati nel breve aforisma, si riferiscono al contadino e al mercante ma è evidente che il protagonista della parabola è un altro: il tesoro nascosto nel campo, la perla preziosa a lungo cercata. 

Sono loro che possiedono gli uomini e non viceversa. È Dio che ci cerca.

Mi piace pensare che Matteo indichi al discepolo due tempi e due modalità di sequela.

Il bracciante, tale è perché non possiede la terra che coltiva, trova il tesoro per caso, inaspettatamente. Il mercante (emporos indica un ricco mercante con negozi e filiali!), invece, trova la perla dopo una lunga ricerca. Sono le due dimensioni presenti in ogni esperienza di fede, in ogni percorso che conduce a Dio: lo stupore di chi scopre qualcosa di inatteso e bellissimo e, insieme, la fatica di cercarlo e di custodirlo. 

 


Dettagli

Ci sono, nel racconto, alcuni dettagli da sottolineare. 

Sfumature che, come sempre, sono portatrici di senso ulteriore.

L’idea della progressione è ben presente e sottolineata nella parabola: prima viene descritto lo stupore del bracciante per la scoperta, poi la decisione di vendere tutto per acquistare il terreno. Accade anche a noi così: ci avviciniamo (o riavviciniamo) alla fede perché affascinati da qualcuno che ci attrae, perché inciampiamo in qualcosa di prezioso che ci affascina. Ma solo dopo che ci siamo schierati, dopo che abbiamo davvero messo la ricerca al centro e ci siamo fidati scopriamo tantissime altre cose su Dio e su di noi e possiamo gioire del tesoro della sua presenza!

Un altro dettaglio che mi incuriosisce è il valore della perla.

Nell’antichità era considerata la cosa più inestimabile che si potesse possedere, come oggi accade con i diamanti. Le perle si pescavano nel mar Rosso o nei mari dell’Arabia ed erano ambitissime. Il nostro modo di dire sei una perla deriva proprio dal loro valore che giustificava, fra l’altro, la ricerca onerosa del mercante che viaggia per mezzo mondo alla ricerca di qualche pezzo pregiato.

Per avere un ordine di idee, Giulio Cesare regalò alla madre di Bruto una perla del valore di sei milioni di sesterzi, circa dodici milioni di euro al valore attuale e pare che Cleopatra ne possedesse una dal valore di ben cento milioni di sesterzi (circa duecento milioni di euro)!

Il cuore 

Il centro della parabola è in una piccola e splendida frase: apò tes charas, spinto dalla gioia. 

Il bracciante è spinto dalla gioia. La gioia inattesa ed improvvisa di avere scoperto qualcosa di inimmaginabile lo spinge a fare delle scelte drastiche, irrevocabili. 

Così si presenta il Dio di Gesù, come il portatore di una gioia ineguagliabile.

Ed è la gioia a spingere il bracciante a raccogliere tutti i suoi risparmi per avere denaro sufficiente a comperare il campo in cui è nascosto il tesoro.

È la gioia, anche se non viene esplicitata, a muovere il mercante di perle che, nel suo girovagare, trova la perla più preziosa di tutte, e che lo spinge a vendere tutto ciò che ha per averla.

Entrambi vendono tutto ciò che possiedono. 

Poco, per il bracciante. Tantissimo, per il mercante.

È un modo esplicito per dire che vale la pena dare tutto ciò che si ha per comprare il campo e la perla. Nulla uguaglia la gioia dello scoprirsi amati da Dio.

Troppe volte, anche nel recente passato, il cristianesimo è stato accostato alla sofferenza, al dolore, al senso del dovere. Siamo tutti pronti a fare l’elenco delle tante belle cose cui abbiamo rinunciato per essere dei bravi cristiani. Siamo morigerati, mortificati, fedeli ad un solo partner, onesti (almeno più degli altri), disponibili…

Che Dio, cortesemente, ne tenga conto.

Molti, nel mondo, pensano che la fede sia qualcosa di giusto, di doveroso, di importante. Ma di mortalmente noioso. E se ne tengono a debita distanza, giustamente.

In questa parabola, invece, tutto viene ribaltato.

È la gioia che spinge, è la gioia che converte e convince, è la gioia che fa cambiare.

Per questa ragione dobbiamo recuperare e praticare la gioia cristiana che non si riduce ad una forte emozione ma che è il frutto di una lunga conversione. 

La gioia cristiana è una tristezza superata.

Sarebbe bello che questa gioia – almeno un poco! – fosse più evidente sui nostri volti, nelle nostre scelte, nei nostri cuori, nelle nostre assemblee…

Ho trovato

Il vero convertito non sottolinea ciò che lascia, ma ciò che trova.

Non dice: ho lasciato, ma: ho trovato.

Non dice: ho venduto, ma: ho scoperto un tesoro! Il discepolo parla di appartenenza, non di distacco.

Noi, spesso, siamo invece più attenti alle cose che abbiamo abbandonato.

La vita è una caccia al tesoro, dice Gesù. Ci vuole costanza e fiducia nel cercare, come il mercante, ci vuole passione e curiosità, per lasciarsi incontrare da Dio.

Gesù ci presenta l’incontro con Dio come la scoperta di un tesoro, di una perla dal valore inestimabile. Ci provoca dicendo che l’incontro con Dio e la scoperta del suo regno è la cosa più bella che ci possa accadere. E ci ha sfidati dicendoci, qualche domenica fa, di essere lui, il Signore, più grande della più grande gioia che siamo in grado di vivere (Mt 10,37). Più degli affetti, delle relazioni, delle legittime gioie che la vita ci regala e che siamo chiamati a vivere per rendere gloria a Dio che ce le dona. 

Più di tutto.

Il contadino giunge alla fede per caso. Il mercante dopo un’estenuante ricerca.

Ma, entrambi, scoprono una gioia incontenibile, che fa passare in secondo piano tutto il resto, tutto ciò che credevano essenziale.

Dio è gioia, dice Gesù.

Il suo Dio è gioia.

Non quello delle nostre paure, proiezione dei nostri fantasmi. Un Dio accigliato e severo, scostante e bizzarro, incomprensibile e lunatico. 

Il suo è il Dio della gioia.

A noi scoprirlo.

 

Sappiatevi amati. Scopritevi amati.

8 Comments

  • Rosanna, 24 Luglio 2026 @ 09:28 Reply

    grazie : Ho bisogno che. qualcuno mi aiuti a pregare per una grazia

  • mauro, 24 Luglio 2026 @ 12:04 Reply

    Ciao,Paolo…Solo grazie…E’ sempre una cosa bella ascoltare le tue riflessioni o leggerle sul foglietto della Chiesa…Noi ti ricordiamo spesso,anche perchè ca 20 anni fa abbiamo riconsegnato ns fiflio a DIO PADRE dopo una malattia terribile…Mia moglie ti ha scritto e tu hai risposto in modo molto umano…Non hai dato soluzioni,hai condiviso un dolore…Per questo grazie e spesro tu continui la tua missione..Ciao da Mauro e Gigliola.Chiampo(VI)

    • Paolo, 7 Agosto 2026 @ 18:15 Reply

      Un abbraccio

  • Piergiorgio, 25 Luglio 2026 @ 19:03 Reply

    Grazie Paolo ogni volta mi fai riflettere

  • Aldo, 25 Luglio 2026 @ 22:22 Reply

    Grazie

  • Maria Cristina Ceci, 25 Luglio 2026 @ 22:38 Reply

    Sei sempre bravissimo ❤️!! grazie per esserci compagno di viaggio!

  • Umberto, 26 Luglio 2026 @ 07:16 Reply

    Curiosità.
    Parola che non appare scritta nel brano del Vangelo ma che accomuna sia il mercante sia il contadino. Entrambi non hanno una vita statica, magari agiata, ma sono alla ricerca del meglio. Sono persone disposte al cambiamento, disposte a dare il tutto per avere ciò che cercano. Si può dire che sono persone serie, che di noi e’ capace di trovare un tesoro, una perla e andare dal l’autorità e acquistare il fondo per diventarne ufficialmente proprietario. Molti l’avrebbero sottratta. Gesù ci dice che bisogna abbandonare tutto quando si trova il Signore, per noi diventa un opportunità incontrare qualcosa o qualcuno che smuova in noi la voglia di averla, di cambiare vita di vendere tutto per il nuovo, non un capriccio ma uno stile di vita. E’ inconntrare il Signore ciò che ci dà il necessario per una nuova vita

  • GIANPIERO, 27 Luglio 2026 @ 14:55 Reply

    _ ma il figlio di Dio troverà la FEDE quando tornerà alla fine del mondo? –
    Ebbene, dal Vangelo di questa settimana, oltre al concetto di GIOIA (che ritengo il frutto). valga proprio la parola FEDE a cui aggrapparsi nei momenti bui (cosa non facile quando tutto ti va storto) come traccia per approdare dunque alla PERLA PREZIOSA poi

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