In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Lc 12,49-53
È una lotta, la fede. È un incendio. È una guerra. Ma non come quella che scioccamente alcuni invocano per giustificare la propria violenza, la propria follia, no. Questa è una lotta interiore, fra luce e tenebra che abitano in ciascuno di noi, fra pace che Cristo ha portato, pacificazione che è buon grano maturo, e tenebra e zizzania seminate dall’avversario, che esiste e lavora. È un incendio la fede, non una tiepida appartenenza sociale, non la difesa di valori che noi per primi stentiamo a vivere. Ma cuore oltre l’ostacolo, passione travolgente, fascino eterno. Lo sanno bene le prime comunità ebraico cristiane, travolte dalla diffidenza dei giudei che consideravano eretici i seguaci di Gesù, creando profonde fratture all’interno delle stesse famiglie. Lo sanno bene i lettori di Luca che devono fare i conti con le prime persecuzioni dell’Impero romano e trovano odio e denunce da parte dei parenti… Ma il fuoco dell’amore di Cristo divampa, sprona, motiva, aiuta a non demordere, a non mollare. Che il Signore ci doni tutta quella fede, ci doni di essere così liberi da amare solo lui in ogni cosa, in ogni evento, in ogni persona.