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L’incontro con la Samaritana si pone dopo alcune pagine in Giovanni che vale la pena di ricordare, per capire il contesto in cui il brano viene inserito. L’inizio della missione di Gesù in Giovanni avviene col primo grande segno delle nozze di Cana: la festa nuziale è iniziata, Dio, lo sposo, viene a riprendere la sua sposa Israele, Subito dopo Gesù incontra Nicodemo, membro del Sinedrio, anziano, che viene da lui di notte, per non essere scoperto. Il fecondo dialogo intorno alla rinascita introduce noi discepoli alla comprensione della conversione. Nicodemo è il vecchio Israele rimasto fedele ma che, ormai, è piombato nelle tenebre dell’abitudine. L’incontro è divenuto ricordo e non evento. Dopo Nicodemo Giovanni parla del Battista: è la profezia che riconosce lo sposo e che finisce la sua missione. L’atteso è arrivato.

Nel quarto capitolo Giovanni pone l’incontro con la Samaritana, una straniera, che simboleggia l’incontro dell’umanità. Dopo avere incontrato Israele, simboleggiato nella fedeltà di Nicodemo e nell’irruenza del Battista, Dio incontra la sua sposa più abbandonata.

Vi propongo prima una lettura meditata di tutto il testo, per poi trarre alcune riflessioni per la nostra vita.

Doveva perciò attraversare la Samaria. Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe.

L’inizio del brano è una legatura geografica: Gesù è in Galilea, a nord, vicino a casa sua e deve scendere in Giudea, a sud, a Gerusalemme. Fra il nord e il sud si trova la regione di Samaria, di cui parleremo più avanti, abitata da una popolazione meticcia che gli ebrei guardavano con ostilità e disprezzo. Normalmente, per scendere a Gerusalemme, gli ebrei preferivano seguire il corso del Giordano che dal lago di Tiberiade si tuffava nel mar Morto. All’altezza di Gerico, poi, attraversando le colline del deserto di Giuda, si saliva sulle colline di Gerusalemme.

Gesù non “deve” passare per la Samaria: vuole attraversarla.

Così’ come Marco ci dice che la predicazione di Gesù inizia dalla Galilea, dai territori occupato in passato dalle tribù di Zabulon e Neftali, le prime ad essere annientate, la periferia della storia, così Giovanni indica la volontà di Gesù di raggiungere gli ultimi, di cercare i dispersi.

L’incontro è fissato a Sicar (probabilmente Sichem) luogo carico di storia. È nella continuità con l’Alleanza che si consuma l’incontro.

Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi.

Gesù è stanco: è mezzogiorno, il sole è rovente, la strada percorsa pesa sulle gambe.

Che tenerezza suscita questo Dio stanco di cercare l’umanità, esausto, consumato per amore. Dio ci cerca senza smettere mai di credere ad una nostra conversione, egli è il fedele, aspetta la sua sposa.

La sposa arriva: una samaritana che viene a prendere l’acqua nel momento peggiore della giornata. Perché mai? Normalmente è all’alba, prima del sorgere del sole che le donne, in gruppo, assolvevano al faticoso compito di attingere acqua per le necessità della giornata!

Gesù le rivolge la parola, ha sete, le chiede la cortesia di avere un po’ d’acqua issata dal pozzo.

44 Comments

  • Lidia, 14 Settembre 2010 @ 07:30 Reply

    Paolo!!!! Ma caspita sei già al lavoro? Che fisico!!!! 😀

    Allora, apro io le danze … e – dalla mia bassezza (non è falsa umiltà, credimi e credetemi tutti) e dalla mia convinzione che il Vangelo richiede un’agilità spirituale da stambecco (che non ho) – io ci vedo una straordinaria somiglianza tra la samaritana e Nicodemo, quasi fossero la stessa persona scomposta in due “manifestazioni fisiche” opposte: uno, maschio/di successo; l’altra, femmina/emarginata.

    Ambedue si muovono (questa è la cosa fondamentale, credo) quando “gli altri” non si sono e ambedue per paura anche se opposte: uno per non perdere la reputazione; l’altra perchè la reputazione sociale l’ha già persa.

    Ambedue hanno paura della stessa cosa: di essere giudicati, insultati.

    Ambedue avvertono la mancanza di un qualche cosa di importante nella loro vita che vedono – nella giornata – troppo – come dire – “ma è tutto qui?”

    Ambedue non hanno più speranza e si trascinano nei loro ruoli.

    Ambedue cercano luce, quella luce che però non “brucia”.

    Ambedue sono consumati e bruciati dal sole sbagliato e sentono, però, due esigenze diverse anche se sono di tutti: uno ha fame di verità, l’altra ha sete di freschezza e di speranza.

    L’atteggiamento di Gesù però è diverso per tutti e due: per uno lo aspetta di notte; per l’altra si fa incontro, inizia Lui

    Neppure della samaritana sappiamo se quell’incontro è diventato “evento”, ma sono certa che lo è stato, sono certo che ad ambedue è stata resa la dignità di uomo/persona umana … al di là ed al di sopra dei giudizi della gente “perbene”.

    E già, perché in questo Vangelo, c’è un personaggio non citato o citato velatamente: la gente perbene, quelli che sono a posto con Dio e con gli uomini, quelli che si sentono in dovere di giudicare, quelli che fanno tanto di quel male sottile che neppure ci possiamo immaginare, quelli che forse sono i veri distanti da Dio e quelli che davvero non hanno più speranza perché si sentono arrivati.
    Quelli che sono stati racchiusi nel personaggio del Vangelo di domenica: il fratello maggiore o Giuda che si scandalizza di un Gesù che accoglie una prostituta e che spreca il tesoro di un vasetto di Nardo.

    Quelli che forse dovremmo evitare di diventare noi, credenti e cristiani, di fronte a tanti.

    Infine e forse, quel Nicodemo e quella samaritana, sono in fondo quei ricercatori che non capendo – dopo l’incontro con un Gesù che non è certo un “mago” che cambia la situazione sociale – si buttano nelle nuove religioni perché … “che ce ne facciamo di un Dio che sta male come stiamo male noi e che no “sistema le cose con la potenza e la prepotenza?” Preferiscono il mondo surreale di sogno di un Dio in cui rifugiarsi come se fosse una droga spirituale.

    Ma per Nicodemo, la samaritana, la gente perbene, quelli che scelgono un Dio da sogno esiste sempre la misericordia di Dio che sta già operando in loro un cambiamento che si concluderà con un fantastico: se nessuno mi dà, dò io per primo a costo di essere insultato … e qui andiamo a prendere il “buon samaritano”.

    Ovvio che ti chiedo scusa Paolo per questo saltellare che non ha nulla a che vedere con l’esegesi ufficiale, ovvio che potrebbe essere tutto sbagliato … ma questo ha scatenato la lettura che hai indicato e – con tanto timore – scrivo. Perdonami Paolo, perdonatemi tutti.

  • robi, 14 Settembre 2010 @ 10:09 Reply

    “Che tenerezza suscita questo Dio stanco di cercare l’umanità, esausto, consumato per amore. Dio ci cerca senza smettere mai di credere ad una nostra conversione” Che bello! Dio cerca tutti, non lascia fuori nessuno, i primi, gli ultimi, nemmeno chi crede di farcela da solo e non sente che ha fame, che ha sete di Lui…
    Grazie Paolo, che bell’augurio per l’inizio dell’anno scolastico, per incominciare con il piede giusto, dando una possibilità a tutti, cercando di attuare quella Somiglianza con cui Dio ci ha creati!
    Buona convalescenza, riposati e un salutino anche da Giulia
    Robi

  • mariuccia, 14 Settembre 2010 @ 15:06 Reply

    questo “pezzo” di vangelo è uno di quelli che preferisco. Spesso mi immagino al pozzo, seduta al bordo del pozzo, appoggiata col capo alla destra di Gesù, che riposa, senza parlare, con me. E’ un immagine che mi restituisce pace, che mi dona energia, che mi regala un pezzo di tempo con Dio. Parole non servono, solo la vicinanza.

    Bentornato Paolo!

  • Janus, 14 Settembre 2010 @ 18:06 Reply

    @Paolo

    Gesù è in Giudea, non in Galilea!
    Visto che i discepoli stanno convertendo e battezzando un bel po’ di gente … e la notizia è arrivata alle orecchie dei farisei … Gesu’decide di tornarsene in Galilea …
    Quindi la Samaria se la deve attraversare … perchè da sud a nord … percorrere il Giordano contro-corrente è più faticoso che non farsela a piedi attraverso la Samaria.

    Questo solo per chiarezza … l’esegesi che dai è quindi, a mio avviso, un po’ forzata.

    Gesù lascia la Giudea perchè i giudei gli avrebbero fatto la pelle … un po’ troppo presto però … i giorni dovevano ancora compiersi.
    Attraversare la Samaria è quindi un obbligo, una necessità, più che una scelta.

    A me di questo brano rimane invece l’immagine di un Dio che suscita la meraviglia, piegato dalla fatica e dalla stanchezza, Lui che ha creato oceani, fiumi e laghi … è costretto, per rispettare l’antico dono della libertà concessa all’uomo… è costretto a chiedere … per poter dare!
    Si fa mendicante (un Dio mendicante!) per esser riconoscuto Origine di ogni Bene.

    @ Lidia
    Bhe cara amica che dire 🙂 … effettivamente hai ingarbugliato ancora un po’ le cose 🙂 … ma con animo buono, per cui credo non sia un male 🙂

    A presto,
    Janus

  • Vera, 14 Settembre 2010 @ 18:30 Reply

    Ciao Paolo, ci fai sapere qualcosa… domani?…

    …sempre pregando…

    Vera

  • Paolo, 14 Settembre 2010 @ 18:43 Reply

    @ janus

    Esatto, sbaglio mio. =D
    Ma la riflessione, condivisa da altri esegeti, è sul “dover” passare dalla Samaria per andare da sud a nord (o viceversa). Quella strada era abitualmente evitata per evitare di incontrare i samaritani: si preferiva allungare passando lungo il Giordano. Il “dover passare”, ribadisco, è più teologico che geografico.

  • Lidia, 14 Settembre 2010 @ 18:51 Reply

    @Janus, mah … più che ingarbugliare direi che ho tenuto insieme tutto, ma se tu lo leggi come un ingarbugliare lo sarà di certo … ma qualcuno capirà, forse per qualcuno sarà una speranza non arroccata … 🙂 e se non succedesse … amen … va bene così …

  • costanza, 14 Settembre 2010 @ 21:01 Reply

    Ciao Paolo, bentornato. E con uno dei testi più belli di Giovanni….come una cerva anela ai corsi d’acqua..non è solo l’anima, ma anche Dio che anela all’uomo.

    Eppure la cosa che più mi colpisce è il finale; la Samaritana che corre a dire a coloro che la disprezzano ciò che ha scoperto, che rischia di non essere creduta ma si mette comunque in cammino.

    Inizio d’anno, faticoso assai stavolta, ma che nuovamente richiama allo scendere dal Tabor, con tutte le ferite che uno si porta addosso, con tutti i limiti e le fragilità.

  • Lidia, 14 Settembre 2010 @ 21:13 Reply

    Paolo, è vero, è il messaggio teologico che – tra l’altro – il dovere non esclude il volere.

    Una domanda a bruciapelo Janus.
    Tu sei di Milano e quindi ci intendiamo sulle “zone” … Dimmi un po’:
    se si trovassi di notte fonda in – diciamo – V.le Zara o peggio ancora Melchiorre Gioia verso P.ta garibaldi … e ti si bloccasse la macchina, il tuo cellulare è scarico e devi andare a casa urgentemente per una grave emergenza. Non c’è un bar aperto, nessuna cabina e comunque non hai schede o gettoni … Che faresti? Riusciresti a chiedere il cellulare ad una prostituta o ad un viados? E riusciresti a ringraziarla poi? Oppure, pianti lì la macchina e ti arrangi a costo di fare chilometri a piedi?

    Questo è il senso che aveva il mio ingarbugliato commento e questo credo sia il senso del post di Paolo (ma non so) che interroga noi e la nostra vita, la nostra quotidianità e i nostri limiti.

  • Lidia, 15 Settembre 2010 @ 00:07 Reply

    Una domanda per tutti a proposito di Nicodemo.

    Ma noi che faremmo se qualcuno di conosciuto (non necessariamente amico) ci mandasse un sms di notte perchè ha bisogno di sostegno morale? Che faremmo? lo manderemmo a spigolare oppure ci alziamo e aiutiamo quella persona? Se poi la cosa prosegue per giorni, come la prendiamo? bene rimanendo al nostro posto o manderemmo a quel paese il/la tale accusandolo di esagerare?

    La tenerezza di Dio ha fatto e fa questo e noi siamo chiamati alla stessa cosa. Il nostro ringraziamento a Dio non si traduce in un “grazie, sono commosso”, ma si traduce in un “dono all’altro ciò che io ho ricevuto da Dio, ma quasi mai dagli uomini” …

    Se Dio ha fatto questo, perchè noi non riusciamo a farlo?

  • Janus, 15 Settembre 2010 @ 00:12 Reply

    @ Paolo
    😉

    @ Lidia
    … beh cara amica … che dire … sono nato e cresciuto tra i quartieri Stadera, Barona e Grattosoglio … molti problemi a relazionarmi con filibustieri ed emarginati non me ne faccio 🙂 anzi conto più amici tra questi che tra la “gente perbene” …. una vecchia canzone della mia gente diceva (era il dialogo tra una madre apprensiva ed un figlio ribelle) “… la fine di quel mio amico la conservo nel cuore … e mi da la forza di combattere la tua gente migliore … ” , ma son passati anni … ora non voglio più battaglie 🙂
    Comunque si … chiederei il cellulare e ringrazierei!
    Lidia, non fare l’errore di leggere il mondo solo con gli occhi della tua esperienza … quello che da più fastidio a chi come me è stato ed a chi ancora è come la “samaritana”, è proprio il fatto che qualcuno possa immaginare il solo relazionarsi a te, come un fatto incredibile e degno di nota … 🙂 Invece è un fatto normale … chi vive o ha vissuto la strada ed il marciapiede lo sa 😉 … e lo sapeva pure Gesù … che appunto senza tema … chiede un po’ d’acqua 😉
    Se vivi il chiedere il cellulare ad una prostituta come un atto di incredibile umiltà … non ti racconterò mai cosa mi è capitato di dover chiedere veramente a donne di strada 🙂 🙂

    A presto
    Janus

  • Janus, 15 Settembre 2010 @ 00:47 Reply

    @ Lidia

    Cara amica, prima di andare a dormire volevo ringraziarti, perchè mi hai fatto tornare con la memoria a un po’ di anni fa 🙂 hai fatto riemergere dalla memoria un paio di simpatici momenti 🙂 e …. beh mi hai fatto riflettere su quanto sono cambiato!

    Non son stato pienamente onesto con te, lo devo ammettere … la risposta sopra vale per l’oggi … un tempo avrei risolto la situazione in maniera diversa … avrei rubato una macchina 🙂

    Buona notte.
    Janus

  • maria rosaria, 15 Settembre 2010 @ 02:24 Reply

    Ancora una volta, grazie Paolo,

    sono d’accordo con te, il dover passare dalla Samaria per Gesù significava solo dover compiere la sua missione.
    Partiamo, però, dall’inizio “Le Nozze di Cana” : come sempre Gesù non si smentisce, offre il vino migliore ai commensali, preludio di quel vino offerto ai suoi Apostoli nell’Ultima Cena e del Sangue versato sulla Croce per la salvezza di tutta l’umanità a partire dai Suoi(vino dolce versato per l’incontro con la sua Sposa).
    “Nicodemo”: rappresenta colui che, pur amando Gesù ed essendo assetato della verità, ha paura di ciò che potrebbe procurargli l’incontro con Lui; preferisce così incontrarlo,per suo comodo, nelle tenebre; di ciò Gesù ne è consapevole, ma anche qui, come sempre, gli dona tutta la sua disponibilità nella speranza di un ravvedimento (sposa, si, fedele, ma che vuol prendere tutto in cambio di poco).
    “La Samaritana”: un incontro presso il pozzo dove Gesù si è fermato per stare solo con se stesso in attesa dei suoi; solo però non resta mai,gli viene incontro una sconosciuta alla quale si rivolge con una banale scusa per iniziare il discorso (dammi da bere); ha bisogno di quell’incontro per l’annuncio del Regno; ed è proprio questa donna, considerata inizialmente un nulla per aver lasciato il suo Sposo ed aver avuto altri uomini, che, alla fine, si converte chiedendogli l’acqua viva e, a sua volta, è capace di convertire molti(una sposa, si, infedele forse, ma che non può fare a meno di bere di quell’acqua e vivere).

  • Lidia, 15 Settembre 2010 @ 07:16 Reply

    Janus, ma io non vivo come un atto di incredibile umiltà il fatto che qualcuno “osi” relazionarsi con me, ho detto solo che è il caso di valutare la qualità del comune relazionarsi.

    Dico solo fino a che punto siamo disposti a trattare tutto (ma tutto però) il prossimo allo stesso modo di Gesù.

    Dico solo che non è il caso di “indagare” i personaggi del Vangelo per allocarci in essi (sempre i più simpatici o in un eccesso di bontà i più antipatici), mentre è il caso di prendere solo il Protagonista come modello e cercare in noi in cosa ci discostiamo.

    E dico anche che, no, da tempo non leggo più con gli occhi della mia esperienza, ma con gli occhi della altrui e mia esperienza in un incessante ascoltare.

    Certo che pare che i milanesi o zone limitrofe (molto) abbiano tutti un bel caratterino. 😀

  • Janus, 15 Settembre 2010 @ 09:40 Reply

    @ Lidia

    amica mia, il “te” era riflessivo ovvero rivolto non a “Lidia”, ma a quelli come la Samaritana.

    Salùt
    Janus

  • laura, 15 Settembre 2010 @ 09:42 Reply

    Io trovo il racconto della samaritana bellissimo, sarà che mi ritrovo in quella donna, come mi ritrovo benissimo nella pecorella smarrita. E questo Dio che mi corteggia, che ha sete di me e conosce bene la mia sete, che sa come dissetarmi, che non aspetta altro per farlo, e decide di venirmi incontro, per incontrare proprio me…mi mette i brividi, mi commuove sul serio quando leggo quelle pagine che mi riempiono il cuore di gioia, di speranza, di dignità.
    Perchè mi dicono chi sono veramente, e chi non sono.
    Non sono i miei sbagli, ma una donna che sta a cuore ad un Dio!

  • Lidia, 15 Settembre 2010 @ 14:30 Reply

    Janus, non si capiva molto bene … ma va bene lo stesso.

  • Molly, 15 Settembre 2010 @ 18:08 Reply

    Gesù è stanco: è mezzogiorno, il sole è rovente, la strada percorsa pesa sulle gambe. eccomi oggi sono un pò cosi’ come Gesù “stanca” … sò che arriverà il mio Gesù a dissetarmi ma per ora sono solo stanca…

  • Lidia, 15 Settembre 2010 @ 19:24 Reply

    @Molly, riposati nella Speranza che è una certezza che Gesù non solo ti darà da bere, ma proprio ora ti sta portando in braccio.

    Stiamo guardando tutti ad un Gesù stanco, ed è giusto, ma anche la samaritana era molto stanca, forse più di Gesù, ma Gesù – prima di dissetarla radicalmente, le chiede di DARE da bere e DARE fiducia a quest’Uomo strano, stanco ed assetato.

    Ti parrà strano, ma se ci pensi bene, anche da così stanca “dai” comunque sempre qualcosa e se non hai nulla, hai sempre te stessa.

    Lo stesso tuo commento è un “DARE” a tutti noi.

    Ciao

  • Vera, 15 Settembre 2010 @ 21:35 Reply

    L’acqua.
    In molte parti del mondo – anche oggi nei luoghi dove camminava Gesù – è una risorsa rara costosa preziosa contesa.
    Il “petrolio” del futuro (e c’è nel mondo chi vuole “privatizzarla”).

    Il pensiero dell’acqua: se non avessi speranza in Dio, mi preoccuperebbe molto più di quanto già non mi preoccupi.

    (Ho insegnato a mio figlio di 10 anni a non sprecarla da quando era un piccolo cucciolo.
    E spesso mi chiedo se ne avrà a sufficienza quando sarà più grande, anche solo per una doccia.
    O per innaffiare un albero di limoni.
    O se non si ritroverà in un mondo alla Waterworld!…)

    Ma ho fiducia in Dio!!

    H2O o metafora. L’acqua. La vita.
    Vi è mai capitato di avere sete davvero, di acqua?
    di stare dall’alba al tramonto senza bere?
    di non poter bere per un qualsiasi motivo?
    E’ molto difficile.

    Io non esco mai senza una bottiglia di acqua in borsa.
    E spesso alla mia porta di casa bussa qualcuno per chiedere non solo soldi, ma anche da bere.

    Gesù stanco e assetato, da solo, chiede da bere ad una donna (peccatrice? ma non lo siamo tutti?) che è sola.

    Dio che è Acqua-Vita chiede Acqua-Vita a me.
    Quando siamo da soli. Io e Lui.

    Mi chiede la mia Vita-(Acqua) per dissetare la Vita-(Acqua) intorno a me.
    Quando siamo soli in preghiera.

    Poi la vita bussa alla mia porta. Ed io posso aprire.
    (Oppure posso anche uscire io per prima con un bicchiere d’acqua in mano…)

    Tornando al Vangelo:
    Gesù siede stanco presso il pozzo: tappa più o meno obbligata.
    Da solo però. Arriva la donna, anche lei da sola.
    Comincia un dialogo in crescendo che li porterà a parlare dell’acqua che disseta solo il corpo, della vita eterna, della tradizione, dell’adorazione del Padre in spirito e verità finché Gesù dichiara di essere il Messia. E la donna ammette di star aspettando il Messia.

    Quando si incontrano Gesù conosce lei, ma lei non sa con chi sta parlando.
    Lei se ne rende conto a poco a poco.
    Crescono la sua fede e la sua consapevolezza. Ma nel dialogo lei è sincera.

    E se forse era un po’ ironica quando diceva “Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe che ci diede questo pozzo?…”
    Pur essendo da sola con uno sconosciuto non ha comunque paura di dire la verità: “Non ho marito”
    Parole forti per il luogo e il tempo.
    Riconosce la sua realtà.

    E se ad un certo punto dice a Gesù che dimostra di conoscerla “vedo che sei un profeta…”;
    alla fine lascia lì anche la brocca, l’acqua per la vita del corpo, per andare in città a raccontare
    a tutti di aver forse incontrato il Messia.

    In città poi, molti samaritani, pur sapendo tutto della donna, credono in Gesù per le parole di lei.
    Si fidano di lei.
    Ed è solo dopo aver fatto la propria personale esperienza che essi possono dichiarare di credere per aver udito da sé stessi – non più per sentito dire –
    e per aver fatto conoscenza diretta del Messia.
    Bellissimo!

    Di questo Vangelo oggi mi piace sottolineare questo:
    E’ fantastico poter comunicare con qualcuno che ci conosce profondamente senza doverci inventare o mostrare diversi.
    E’ bellissimo poter dire: “adesso credo perchè anch’io ho udito, ho visto, ho conosciuto”.
    Vera

  • miriam, 16 Settembre 2010 @ 01:01 Reply

    a distanza di un anno….noto bei cambiamenti nei vecchi iscritti del blog…soprattutto in te janus….chissa’ se sono io che ti leggo in chiave diversa o sei tu un po’ cambiato…cmq sia ,nel SIGNORE,l’acqua scorre….al di la’ di paolo che da’da bere a tutti noi,noi continuamente assetati,quanto riusciamo a dissetare il nostro Gesu’ sotto il “sole cocente”delle nostre giornate?

  • Marco, 16 Settembre 2010 @ 11:38 Reply

    Ma ce ne manca un bel pezzo!!! (di testo, intendo)
    Scherzo! E sono felice di rivederti all’opera, spero che ciò porti buone notizie dopo l’intervento.
    Adoro questo commento (e non è l’unico) perchè mi da l’idea di come devono essersi sentiti i discepoli di Emmaus quando hanno cominciato a capire tante cose.
    Credo che oggi ci sia davvero tanta sete di quell’acqua di cui parla Gesù. Forse i pozzi scarseggiano e la nostra pigrizia a mettersi in viaggio rende più difficile trovarli.
    Grazie Paolo. Un abbraccio.

  • laura, 16 Settembre 2010 @ 12:00 Reply

    @ Marco
    scusa se mi intrometto, è vero che la sete è tanta, ma il pozzo non scarseggia affatto! La Parola è il nostro pozzo, e basta ascoltarla per dissetarsi, e non dobbiamo andare proprio da nessuna parte, niente fatica…basta sedersi ed ascoltare, assaporare, lasciare che piano piano scenda dentro di noi e lasciarla fare. 😉

  • Janus, 16 Settembre 2010 @ 12:11 Reply

    @Miriam
    Antica blogghettara … 🙂
    Se il cambiamento ci coglie migliorati o peggiorati … nell’attesa , ti ringrazio per questo tuo pensiero :
    “quanto riusciamo a dissetare il nostro Gesu’ sotto il “sole cocente”delle nostre giornate?”
    Trovo sia centrale, trovo sia una domanda su cui costruire …
    … insomma grazie!

    Salùt
    Janus

  • laura, 16 Settembre 2010 @ 13:13 Reply

    …e poi se ci pensiamo la Samaritana viene “pescata” nel suo modo di vivere, nella sua vita “normale”; non è lei che va all’inizio, ma Gesù la raggiunge nella sua sete, nella sua ricerca. Lei non era certo consapevole di chi avrebbe incontrato andando al pozzo. E succede che Lo incontra perchè è Lui che la cerca. E l’incontro la cambia, poi lei va. Il suo movimento viene dopo. E anche il nostro credo.

  • milena, 16 Settembre 2010 @ 15:08 Reply

    da una predica del mio parroco di alcuni anni fa: ” all’inizio del dialogo con Gesù la samaritana pensa all’acqua materiale, non sospetta neppure che possa esisterne un’altra… poi poco alla volta comincia a intuire la proposta che Gesù le sta facendo e Giovanni sottolinea questa sua crescita spirituale: prima per lei Gesù è un semplice giudeo viandante (v.9) poi diventa un signore (v.11) poi profeta (v.19) quindi messia (v.25) e infine salvatore del mondo(v.42)… Questo è il cammino di conversione che ci è dato di fare: all’inizio l’uomo è preoccupato unicamente degli aspetti materiali della vita, poi si rende conto che queste cose non sono più sufficienti, creano il vuoto; ecco la sete, il bisogno di qualcosa di autentico…e allora diventa fondamentale l’incontro con il Signore, la scoperta che solo Lui può donarci l’acqua viva che sazia ogni nostro bisogno d’amore,di pace, di serenità, di felicità…questa pagina è un’invito a ciascuno di noi a percorrere questo cammino di conversione,… lasciare la brocca dell’acqua materiale… e correre poi a raccontare a tutti la gioia e la pace che il Signore ci dona con la sua acqua…”

  • Janus, 16 Settembre 2010 @ 15:42 Reply

    @ Milena

    Grazie Milena, …
    … grazie davvero!

    Janus

  • alba, 16 Settembre 2010 @ 21:19 Reply

    si, questa pagina invita ad un cammino di conversione..ma mi fa anche vedere un Gesù che invece di giudicare questa donna che ha avuto più mariti , la conferma in una sua qualità: la sincerità:-hai detto il vero!-
    ..L’INCONTRO con Gesu’..con l’acqua viva, avviene …nei momenti più impensati della vita!! Grazie a tutti!

  • miriam, 17 Settembre 2010 @ 00:18 Reply

    @janus migliorati :-)….paolo dai,un altro po’ e sarai in forma ….

  • elio, 17 Settembre 2010 @ 00:49 Reply

    Vorrei andare oltre questo concetto dell’acqua proposta da Gesù alla Samaritana per affermare che è così che Gesù è in mezzo a noi senpre ad ogni Eucarestia. Lui è la vera vita non solo del corpo ma dello spirito e dell’anima,tutto in noi trova giovamento nel “suo” bere perchè potremmo bere fino a scoppiare della nostra acqua e no avremmo in noi nulla solo sete,sete inestinguibile. Beviamo di Lui e saremo sazi,beviamo di Lui e saremo completi, beviamo di Lui e sapremo amare nel modo corretto.Usciamo da una rappresentazione schematica del testo proposto e andiamo all’origine dell’Amore perchè là e solo là saremo veramente sazi e appagati di questo bere

  • Marco, 17 Settembre 2010 @ 07:43 Reply

    @ Laura,
    non ti devi scusare e intromettiti pure.
    Mi trovi totalmente d’accordo sui concetti che hai espresso (questo sito sicuramente è uno di quei pozzi a cui dissetarsi).
    Però mi guardo intorno, vedo la gente che partecipa alle Messe in Parrocchia, alle riunioni di catechismo o agli incontri di fede. Assisto ai discorsi dei genitori alle riunioni scolastiche, o a quelle che quotidianamente facciamo in ufficio. Ascolto i telegiornali o i vari talk show che parlano di politica, economia e problemi sociali.
    Senza voler fare lo “specialista”, ma dall’esperienza quotidiana mi pare che da una parte ci sia un diffuso malessere e un senso di vuoto (colmato da “contenitori estetici” ben confezionati dalle TV) e dall’altra una difficoltà nel mettersi in moto per andare a quel pozzo, anche se ci pesa.
    Io non ti conosco (e altrettanto potrai dire tu di me), ma dalle tue parole respiro che non rientri in quelle categorie che descrivevo sopra (che non vuol dire che non hai ancora sete, ma che ti lasci plasmare dalla Parola, come tento di fare anch’io).
    Concludo usando le parole del ritornello del Salmo Responsoriale di oggi “Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto.”
    Un abbraccio a tutti i cercatori.

  • laura, 17 Settembre 2010 @ 08:57 Reply

    @Marco
    sai che c’è? Che come dici tu quel vuoto che si sente e che è reale viene riempito, soffocato dalla TV, dal rumore, da cose che momentaneamente sembrano far sentire meglio, e che in realtà poi rimandano solo il senso di vuoto ad un altro momento. Allora si continua a farsi passare il tempo restando passivi davanti alla TV, in modo da non pensarci, e facendo cose che gratificano sul momento. Si cerca di spegnere la sete, di non sentirla, e il peccato è che ad un certo punto sembra essere quello il modo migliore di vivere, e tutto intorno ti dice che è così, e finisci per crederci.
    Purtroppo la fonte di quell’acqua che invece potrebbe saziare non sembra invitante, finchè non l’assaggi e l’assapori veramente.
    Magari è compito nostro dimostrare che l’effetto che fa non è mortificante come spesso sembra, ma vivificante?

  • Lidia, 17 Settembre 2010 @ 10:48 Reply

    Eh …. finalmente siamo tutti approdati nel luogo giusto.
    Solo una cosa ancora.
    Noi leggiamo e viviamo ogni pagina del Vangelo nel “dopo”, nel tempo in cui tutto è stato rivelato e spiegato (intendo sul chi e’ davvero Gesù), ma – di fatto – siamo nella stessa situazione di quelli i allora che lo incontravano.
    Qualcuno ha pensato a come ci si sentirebbe oggi se qualcuno incontrato in un “pozzo 2010” (supermercato, ufficio, metropolitana, chiesa addirittura, ecc.) ci venisse a dire che lui sa di cosa abbiamo abbiamo veramente bisogno?
    Ma un incontro a bruciapelo, senza ricerca alcuna e magari in un momento “no” della nostra vita.
    Non so se si ha l’idea della reazione istintiva che ci sarebbe che si potrebbe tradurre “Seeee, è arrivato quello che si crede Dio” … Ecco, è la stessa cosa della samaritana.

    La sua stanchezza, la sua reticenza tipo “toh, un’altro che attacca bottone per la stessa cosa”, il suo velato disprezzo anche in “Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”, la sfida … ma poi Lui le dice qualcosa che non poteva sapere e ci è arrivato adagio, senza scossoni … e lei ha ceduto, lei ha capito che davanti aveva Colui che libera.

    Ecco, prendiamola così, prendiamo seriamente questo incontro perché poi ci chiederà di essere noi stessi quell’acqua da bere … E a volte può essere così dura che verrebbe da dire “Acc … ma non potevo dargli ‘sta cavolo di acqua e stare zitta!”

    I vuoti li abbiamo tutti (anche quelli che si sentono riempiti) e se non li abbiamo adesso, li avremo poi, se quell'”acqua risolutiva” la teniamo solo per la nostra sete.

  • laura, 17 Settembre 2010 @ 11:33 Reply

    Appunto Lidia, noi viviamo nel dopo, Gesù è già venuto, ha già detto quello che doveva dirci, e ci ha dato tutto quello che poteva darci, persino la sua vita, il suo Spirito. Non dobbiamo aspettare esaltati che ci vengono vicino dicendoci di cosa abbiamo bisogno. Gesù ci ha pure messo già in guardia da chi potrebbe ingannarci per fare il guru…

  • Molly, 17 Settembre 2010 @ 12:26 Reply

    x LIDIA
    grazie sorellina … ogni tanto penso che le parole di Gesù venite a me voi tutti affaticati e oppressi siano proprio riconsolanti!!!
    io mi ci tuffo in Lui

  • Lidia, 17 Settembre 2010 @ 16:17 Reply

    @Laura, ho sempre troppa paura di dare tutto per scontato, per diritto e soprattutto ho tanta paura di ritrovarmi senza stupore, lo stesso stupore della samaritana. Se saranno beati quelli che crederanno senza vedere, un motivo ci sarà bene, no?
    La beatitudine credo stia proprio in questo sperimentarsi dalla parte opposta, di volta in volta e con tanta sorpresa.

  • laura, 17 Settembre 2010 @ 16:39 Reply

    @ Lidia
    scusami ma credo di non aver capito bene quello che dici.
    Se ne hai voglia per favore spiegami meglio. Ciao 🙂

  • Lidia, 17 Settembre 2010 @ 19:01 Reply

    @Laura, semplicemente non dobbiamo scordare di stupirci.
    Semplicemente metterci nei panni di chi ha vissuto direttamente queste esperienze.
    Appunto nel ruolo della samaritana.

    Noi siamo dalla parte di quelli che “hanno visto”, ma siamo sicuri di credere davvero? O crediamo di credere?
    Ci siamo mai trovati nelle stesse condizioni della samaritana? E lei, ha creduto ancora prima di lasciare la brocca e ritornare in città a raccontare: lo ha visto e capito da come il suo cuore si è sciolto davanti a questo uomo affermando non avere marito (che al tempo era come tirarsi una zappa sui piedi confidandolo ad un uomo, sconosciuto e pure “nemico”)

    Ma se non capisci, nn fa nulla … è un discorso inutile il mio.

  • laura, 18 Settembre 2010 @ 09:00 Reply

    @ Lidia
    grazie per la pazienza, ci tenevo a capire.
    Hai ragione, l’abitudine è un pericolo che fa danno in ogni rapporto, anche in quello con Lui. La nostra conversione, che dura tutta la vita, è il nostro rapporto con Lui in continua evoluzione, e se diventa scontato rischia di spegnersi come ogni rapporto d’amore.

  • carola, 19 Settembre 2010 @ 20:01 Reply

    Cari fratelli,
    sempre belli i vostri commenti, i vostri approfondimenti; è vero, viviamo in un mondo talmente vuoto, finto, rivoltato…noi cerchiamo il volto di Dio, ma qualche volta esso ci appare dietro il volto di un fratello che ci è ostile, che non è consapevole del vuoto che gli rode l’anima, della vita che butta via sempre alla ricerca di….altro, purchè non sia qualcosa che appartenga allo spirito. Ecco, in un caso che mi tocca da vicino, come vorrei fare assaggiare il sapore di quell’acqua limpida ad un fratello recalcitrante! Cosa mi consigliate per riuscirci?

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